ecco qua in streaming
le quattro puntate radio3 su stalker
curate da carola susani
per "passioni"
abitare le differenze
Giornata di studi del ciclo di seminari "Paesaggi Abitati" (http://paesaggiabitati.wordpress.com) e intende prendere in considerazione le strutture della città dei migranti, cercando di rispondere ad alcune domande:
Come viene percepita la città in base alla provenienza fisica e culturale? come creare spazi accoglienti per tutti e interazioni che vadano nella direzione all’intercultura e della contaminazione? Che cosa significa costruire e abitare la città delle differenze?
IL seminario è suddiviso in due date, il 15 maggio a Firenze, dove verranno presentati alcuni video, e il 22 maggio a Roma, dove faremo le due visite a Metropoliz e al Porto Fluviale, con la vostra guida.
Come viene percepita la città in base alla provenienza fisica e culturale? come creare spazi accoglienti per tutti e interazioni che vadano nella direzione all’intercultura e della contaminazione? Che cosa significa costruire e abitare la città delle differenze?
IL seminario è suddiviso in due date, il 15 maggio a Firenze, dove verranno presentati alcuni video, e il 22 maggio a Roma, dove faremo le due visite a Metropoliz e al Porto Fluviale, con la vostra guida.
RI-CREATIVO FESTA FINE WORKSHOP
Siamo lieti di invitarvi sabato 12 Maggio alle ore 12:30 presso la Facoltà di Architettura dell'Università di Roma3 in occasione della chiusura dei lavori del Workshop Ri-Creativo, promosso dal LAC (laboratorio arti civiche) e dalla Caritas Diocesana di Roma. Un'esperienza nuova all'interno del mondo universitario, un gruppo di studenti provenienti da architettura ed ingegneria hanno sviluppato sotto l'impulso del prof. Francesco Careri e dell'Ing. Fulvio Ferrari nuove strategie per il riciclo dei materiali, una prova sul campo per dimostrare che l'autocostruzione è una soluzione possibile all'emergenza casa, dove abitanti, in questo caso
studenti, insieme ad ingegneri ed architetti hanno studiato nuove forme del costruire, destinate a future coopertaive di abitanti.
La grande aderenza da parte degli studenti ai principi del riuso dei materiali e del problema dell'emergenza casa, evidenzia l'attualità di queste tematiche, aprendo nuovi orizzonti alla loro interazione, alla
progettazione su varie scale, dimostrando che esistono soluzioni possibili alla crescente richiesta di alloggi, se ricerca e volontà si uniscono con la creatività e la sperimentazione.
Talca, o una loca geografia
Exposición “Talca, una loca geografía”.
Mañana viernes 20 de abril a partir de las 17.30 horas, en el Campus Lircay de la Universidad de Talca, en el sector ubicado entre el gimnasio y la carretera, al interior de una carpa gitana se realizará el cierre del Workshop “Arte Cívica” organizado por la Escuela de Arquitectura de la Universidad de Talca. El workshop ha sido dirigido por el arquitecto Francesco Careri, profesor invitado por el Ministerio de Educación de Chile, proveniente de la Universidad Roma Tre , Italia y los profesores de nuestra Universidad, Germán Valenzuela y Carlos Candia.
La actividad se enmarca en el curso de Investigación 5, dentro del cual 60 estudiantes rodearon la ciudad de Talca caminando a través de sus márgenes e intentando descubrir y graficar esa desconocida geografía. La instalación está integrada por mapas y videos que dan cuenta de los conflictos y aspiraciones de la ciudadanía que habita en el margen de Talca.
Informaciones:
Web: http://talca.org/cursos/investigacion/ (sitio en construcción)
Fono asistente escuela, Roxana Pérez: 071-201762
Fono Profesor Francesco Careri: 09-73620826
SABORENGI CHARA'
Talca (Chile), 31 marzo 2012
Oggi sono andato al campamento gitano e mi sono comprato una tenda, di quelle grandi, che in Europa non si vedono più da decenni: 5 metri per 5, alta 3 e con intorno teli a strisce colorate che si alzano e abbassano a seconda del sole, dell’aria e degli sguardi che si vogliono fare entrare. È la tenda in cui fin’ora avevano vissuto Pancho e Reina due gitani molto simpatici e ospitali, che ora che i figli sono andati via di casa, hanno preso una tenda più piccola e più maneggevole. Dopo l’acquisto abbiamo festeggiato nella loro tenda con una pasta al sugo italiana e un cafava gitano fatto con nescafè. Si sono fermati per pranzo anche gli studenti venuti per imparare a montarla, smontarla e impacchettarla, perché la tenda sarà il contenitore della mostra in cui racconteremo la nostra erranza di due giorni intorno a Talca.
Oggi sono andato al campamento gitano e mi sono comprato una tenda, di quelle grandi, che in Europa non si vedono più da decenni: 5 metri per 5, alta 3 e con intorno teli a strisce colorate che si alzano e abbassano a seconda del sole, dell’aria e degli sguardi che si vogliono fare entrare. È la tenda in cui fin’ora avevano vissuto Pancho e Reina due gitani molto simpatici e ospitali, che ora che i figli sono andati via di casa, hanno preso una tenda più piccola e più maneggevole. Dopo l’acquisto abbiamo festeggiato nella loro tenda con una pasta al sugo italiana e un cafava gitano fatto con nescafè. Si sono fermati per pranzo anche gli studenti venuti per imparare a montarla, smontarla e impacchettarla, perché la tenda sarà il contenitore della mostra in cui racconteremo la nostra erranza di due giorni intorno a Talca.
clandestino chi?
Clandestino chi?
di Francesco Careri
in corso di pubblicazione nella rivista
Opere 30_Città Clandestine
Santiago del Cile, 9 marzo 2012.
Sono a la Facultad de Arquitectura y Urbanismo de la Universidad de Chile. Tra le immagini che mostro alla conferenza c’è quella presa da Google Earth, del Campo Rom di Castel Romano a Roma. Fa sempre un grande effetto, ricorda quella di Auschwitz presa dagli aerei alleati. È l’immagine archetipa del “campo”, con i padiglioni tutti in fila e le vite ridotte a numeri.
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Lapide realizzata dallo scultore Samuel Ramon nel 1972
contenente le parole di Salvador Allende
pronunciate in occasione dell'inaugurazione
dell'edificio UNCTAD III. L'opera è desaparecida.
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di Francesco Careri
in corso di pubblicazione nella rivista
Opere 30_Città Clandestine
Santiago del Cile, 9 marzo 2012.
Sono a la Facultad de Arquitectura y Urbanismo de la Universidad de Chile. Tra le immagini che mostro alla conferenza c’è quella presa da Google Earth, del Campo Rom di Castel Romano a Roma. Fa sempre un grande effetto, ricorda quella di Auschwitz presa dagli aerei alleati. È l’immagine archetipa del “campo”, con i padiglioni tutti in fila e le vite ridotte a numeri.
autodialogo su metropoliz
Autodialogo su Metropoliz
di Francesco Careri
(scritto per il libro "space Metropoliz" in corso di pubblicazione)
D: dopo l‘esperienza di Savorengo Ker mi sembra che siano cambiate molte cose. Com’è avvenuto il passaggio da Casilino 900 al Metropoliz?
R: si sono cambiate molte cose, direi che l’intero quadro è cambiato. La prima è Stalker, non abbiamo mai detto che sia finito ma che è entrato in una fase di riflessione, come si dice tra fidanzati. La seconda è che il Casilino 900 è stato sgomberato e quindi seppure con molte persone abbiamo mantenuto ottimi rapporti, non c’era più il campo e non aveva senso lavorare con loro dentro ai nuovi campi in cui li avevano rinchiusi. La terza è stata la sfiducia nelle istituzioni, visto com’era andata al Casilino, non ci sembrava più il caso di avanzare proposte alle istituzioni, né loro sembravano interessate a riceverne. E nel frattempo era nato Metropoliz, una realtà nuova che andava in una nuova direzione, verso l’inclusione dei Rom in una “città meticcia”, insomma un’esperienza da seguire, magari cercando di non ripetere alcuni errori compiuti al Casilino. Anche perché dopo che Savorengo era stata bruciata, la nostra idea era di costruire un condominio meticcio in autocostruzione, fare un salto di scala e non più per soli Rom. A Metropoliz questo stava già succedendo e ci è sembrato più interessante seguirne il processo che ricrearlo da zero.
di Francesco Careri
(scritto per il libro "space Metropoliz" in corso di pubblicazione)
D: dopo l‘esperienza di Savorengo Ker mi sembra che siano cambiate molte cose. Com’è avvenuto il passaggio da Casilino 900 al Metropoliz?
R: si sono cambiate molte cose, direi che l’intero quadro è cambiato. La prima è Stalker, non abbiamo mai detto che sia finito ma che è entrato in una fase di riflessione, come si dice tra fidanzati. La seconda è che il Casilino 900 è stato sgomberato e quindi seppure con molte persone abbiamo mantenuto ottimi rapporti, non c’era più il campo e non aveva senso lavorare con loro dentro ai nuovi campi in cui li avevano rinchiusi. La terza è stata la sfiducia nelle istituzioni, visto com’era andata al Casilino, non ci sembrava più il caso di avanzare proposte alle istituzioni, né loro sembravano interessate a riceverne. E nel frattempo era nato Metropoliz, una realtà nuova che andava in una nuova direzione, verso l’inclusione dei Rom in una “città meticcia”, insomma un’esperienza da seguire, magari cercando di non ripetere alcuni errori compiuti al Casilino. Anche perché dopo che Savorengo era stata bruciata, la nostra idea era di costruire un condominio meticcio in autocostruzione, fare un salto di scala e non più per soli Rom. A Metropoliz questo stava già succedendo e ci è sembrato più interessante seguirne il processo che ricrearlo da zero.
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è uscito l' O di Roma
di Tommaso Giartosio
Seguire una forma, «come un poeta cerca una rima». Così nasce una strana scommessa: viaggiare a piedi attorno alla propria città lungo una circonferenza perfetta, attraversando palazzi, caserme, musei, discariche, campi da calcio, cimiteri, binari, fiumi, e bussando a tutte le porte pur di non scostarsi di un metro dalla propria rotta. Il cerchio magico si anima di presenze antiche e moderne. Accanto a Rilke, Borges e Leopardi troviamo seminaristi scettici e suore anarchiche, poliziotte sospettose e carabinieri incantevoli, geometri appassionati e operai noir. E lo scrittore-viaggiatore, che cerca di capire il suo viaggio e la sua scrittura: «La verità è che la mia O è l'unica O che ho».
CAMINADA SAO FRANCISCO, BRAZIL 29-01-2012
Caminada São Francisco
di Francesco Careri
scritto in occasione della Jornada da Habitação
per la mostra “São Paolo Calling” blog on field
english text below
“Hospital! Hospital!” e poi “Labirinto! Labirinto!” Sono questi di due slogan che ci guidano. Li gridano gioiosamente i bambini in testa a una lunga sfilata di persone vestite di magliette bianche con cuori rossi dipinti a mano, sotto un sole impietoso tra le salite e le discese di Sao Francisco. A sfilare è a Comunidade de São Francisco, una “favela” di 35.000 persone a nord est di São Paolo che la Sehab - Secreteria Municipal de Habitação sta trasformando in “città”. È la prima Jornada da Habitação della mostra “São Paolo Calling” a cura di Stefano Boeri che nei prossimi mesi porterà altre giornate come questa in diverse zone della città.
di Francesco Careri
scritto in occasione della Jornada da Habitação
per la mostra “São Paolo Calling” blog on field
english text below
“Hospital! Hospital!” e poi “Labirinto! Labirinto!” Sono questi di due slogan che ci guidano. Li gridano gioiosamente i bambini in testa a una lunga sfilata di persone vestite di magliette bianche con cuori rossi dipinti a mano, sotto un sole impietoso tra le salite e le discese di Sao Francisco. A sfilare è a Comunidade de São Francisco, una “favela” di 35.000 persone a nord est di São Paolo che la Sehab - Secreteria Municipal de Habitação sta trasformando in “città”. È la prima Jornada da Habitação della mostra “São Paolo Calling” a cura di Stefano Boeri che nei prossimi mesi porterà altre giornate come questa in diverse zone della città.
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Labyrinthes Pidgin a Metz
Conférences Labyrinthes Pidgin - Stalker
CENTRE POMPIDOU DE METZ
Autour de l'expo Erre, Variations Labyrinthiques, Francesco Careri, viendra présenter sa pratique. « Les labyrinthes les plus intéressants sont ceux qui n’ont pas de solution mais contiennent seulement des erreurs, pas de clés pour en sortir, pas de carte pour s’orienter, pas de langage pour demander des indications aux habitants. » Francesco Careri.
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Una città a Parte. L'apartheid dei Rom in Italia
Una città a Parte. L'apartheid dei Rom in Italia
di Francesco Careri
(introduzione all'inserto speciale L'abitare dei Rom e dei Sinti, de “Urbanistica Informazioni” n° 238, 2011, pp. 23-25)
In Italia esiste un apartheid strisciante (1), una città a parte che si prepara per quei 35.000 Rom e Sinti che da decenni vivono nei campi - gli altri 90.000 per fortuna vivono in case – con densità da tendopoli d’emergenza, lontani dai servizi primari, controllati da guardiania armata e telecamere a circuito chiuso, con orari di ingresso e di uscita, tesserino con foto e codice a barre, reti di recinzione tutto intorno. Sono un frammento di quell’universo dei campi e delle riserve, che con numeri ancora più esorbitanti abitano il nostro pianeta e su cui è stata prodotta una notevole letteratura: zone definitivamente temporanee dove abita l’umanità in eccesso (2), che si aprono quando lo stato di eccezione diventa regola (3), zone di sospensione (4) in una sorta di transitorietà congelata (5), e che producono sindromi di dipendenza e vite sotto trasfusione (6) città appoggiate per terra (7), città nude (8) abitate da cittadini senza diritti di cittadinanza e quindi senza città, o meglio con una città a parte, separata, tutta per loro, solo per loro.
di Francesco Careri
(introduzione all'inserto speciale L'abitare dei Rom e dei Sinti, de “Urbanistica Informazioni” n° 238, 2011, pp. 23-25)
In Italia esiste un apartheid strisciante (1), una città a parte che si prepara per quei 35.000 Rom e Sinti che da decenni vivono nei campi - gli altri 90.000 per fortuna vivono in case – con densità da tendopoli d’emergenza, lontani dai servizi primari, controllati da guardiania armata e telecamere a circuito chiuso, con orari di ingresso e di uscita, tesserino con foto e codice a barre, reti di recinzione tutto intorno. Sono un frammento di quell’universo dei campi e delle riserve, che con numeri ancora più esorbitanti abitano il nostro pianeta e su cui è stata prodotta una notevole letteratura: zone definitivamente temporanee dove abita l’umanità in eccesso (2), che si aprono quando lo stato di eccezione diventa regola (3), zone di sospensione (4) in una sorta di transitorietà congelata (5), e che producono sindromi di dipendenza e vite sotto trasfusione (6) città appoggiate per terra (7), città nude (8) abitate da cittadini senza diritti di cittadinanza e quindi senza città, o meglio con una città a parte, separata, tutta per loro, solo per loro.
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Roma, il risveglio meticcio della citta informale
di Francesco Careri
(articolo scritto per il catalgo della mosta "Sao Paolo Calling", gennaio 2011, in corso di pubblicazione)
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Dalla Torre di Babele a Pidgin City
Dalla Torre di Babele a Pidgin City
di Francesco Careri
(scritto in occasione del Seminario di Ricerca Interdisciplinare di Ferrara 27.28.29-6-2011
Sessione: PROGETT-AZIONE a cura di Carlo Cellamare)
Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l'un l'altro: "Venite, facciamoci mattoni e cociamoli al fuoco". Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: "Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra". Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: "Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell’altro"Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo di là si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra. (Bibbia, libro della Genesi 11, 1-9)
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