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30/03/22

Autodialogo su CIRCO

Articolo pubblicato in: Laboratorio CIRCO (eds), CIRCO. Un immaginario di città ospitale, Bordeaux Edizioni, Roma 2021, pp. 21-32

Tutti gli anni, verso il mese di marzo,

una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio,

e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni.

Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero,

che si presentò col nome di Melquíades, diede una truculenta manifestazione pubblica

di quella che egli stesso chiamava l’ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.(Gabriel Garcìa Màrquez, Cent’anni di solitudine, 1969)

Domanda: Ci piacerebbe ricostruire la genealogia del progetto CIRCO come l’ultima tappa di un percorso più lungo alla ricerca di uno spazio di relazione con l’alterità, tra l’andare e lo stare, tra nomadismo e sedentarietà. Se tu dovessi trovare un inizio da dove cominceresti?

24/05/18

C.I.R.C.O. una proposta alla città di Roma


CIRCO – Casa Irrinunciabile per la Ricreazione Civica e l’Ospitalità
https://laboratoriocirco.wordpress.com/

Si propone di sostituire la macchina dell’Accoglienza con una rete di luoghi fondati sull’Ospitalità. “Accoglienza” è una parola unidirezionale, che rimanda ai bisogni, a coperte, pasti caldi, assistenza legale e sanitaria, ad accudire i corpi e non le persone con i loro desideri. “Ospitalità” si basa invece su uno scambio reciproco tra chi ospita e chi è ospitato, guarda all’ospite come un portatore del dono, di cultura, di risorse. La parola greca xenía è il dono che l’ospitante fa all’ospitato, ed è anche il complesso di regole reciproche che sono alla base dell’ospitalità, che era sacra in tutto il mondo antico. Roma è oggi l’unica capitale europea che dopo il grande esodo del 2015 non ha approntato una strategia di accoglienza.

19/09/17

STALKER / ON : CAMPUS ROM

a cura di Francesco Careri e Lorenzo Romito 
Autodialogo a proposito dell’esperienza condivisa con alcune comunità Rom di Roma insieme a Giulia Fiocca, Aldo Innocenzi, Azzurra Muzzonigro, Camilla Sanguinetti, Ilaria Vasdeki, Giacomo Zanelli e moltissimi altri gagè attratti dal mondo dei Rom
Prefazione di Leonardo Piasere, Postfazione di Piero Vereni

ecco l'introduzione:

di Francesco Careri e Lorenzo Romito

Questo libro raccoglie in forma di autodialogo, ovvero di risposte collettive a domande che avremmo voluto ci fossero state fatte, il racconto del lento processo di avvicinamento all’universo dei Rom da parte di Stalker/On tra il 1999 e il 2008, proseguito, dopo la crisi e la crasi di Stalker/On avvenuta proprio sul campo di battaglia tra istituzioni e rom, con i percorsi di formazione universitaria e di consapevolezza civile realizzati dal LAC, Laboratorio di Arti Civiche e da PrimaveraRomana, un progetto di cittadinanza creativa.
Un percorso più che decennale di azioni, sperimentazioni, ricerca e formazione sviluppati come un filo d’Arianna attraverso le tante esperienze e relazioni costruite sul campo. Sono dialoghi dell’agire e del pensare nel e tra gli eventi del reale, un pensiero - azione con cui si è cercato di indicare e tracciare delle strade di uscita da una situazione di apartheid intollerabile per qualsiasi Paese che intende dirsi democratico.

03/12/15

11-12 dicembre INVITO ALL'OPERA













INVITO ALL'OPERA:
Ricordando JACQUES SIMON
Pablo Georgieff | COLOCO
Incontri del  TERZO LUOGO
ONEtoONE pedagogies
sull’ANSIA dell’ANIENE

12/12/13

PAROLE PELATE, da martedi 17 dicembre alla Pelanda Suini




LAC Laboratorio Arti Civiche 
presenta un ciclo di incontri
in cui pelare parole scottanti
corpo a corpo
con azioni estranianti dal finale culinario

PAROLE PELATE
pelanda dei suini_ex mattatoio testaccio
festa dell’altra economia

Martedì 17 dicembre 
ore 14.00
PAROLE E PATATE 
TRA ANTICITTÀ E OLTRECITTÀ
ospiti e pubblico pelanti 
discutono 

ore 18.00
fritti musicali
a cura di Manuel Chiatti


Venerdì 20 dicembre 
ore 18.00
ESTETI spa 
estetologi ed estetisti a confronto
ospiti e pubblico in trattamento

con Stefano Catucci 
e Alessandra Barlaam

ore 20.00
battiti di maionese

facebook: parole e patate

trailer:

PAROLE E PATATE #BOERI

PAROLE E PATATE #ROMITO

08/12/13

Porto Fluviale. Narrative of a urban adventure and a new idea of Piazza.


WORKSHOP with DPU 10-15 September 2012

text by Azzurra Muzzonigro 
for LAC_Laboratorio Arti Civiche

see the book in issu
articolo di Giorgio Talocci  ecco il link

per il Laboratorio Arti Civiche: Francesco Careri, Barbara Dovarch, Azzurra Muzzonigro, Maria Rocco, Giorgio Talocci.

When we first received the proposal by the Development Planning Unit to organise the SummerLab in Rome, particularly in the squatting Porto Fluviale we (Laboratorio Arti Civiche) initially had some reserves. Mainly because we didn’t feel at ease to act as “guides” in a context in which we were just starting to build a relation. This story tells the evolution of a project, from its slim beginning to its rampant launch.

Porto Fluviale: Un’Odissea per la Casa. 2 giugno 2012




 ”Solo i naufraghi, coloro i quali hanno
una relazione debole con il capitale,
e pertanto con il lavoro astratto,
possono portare avanti relazioni
non-capitaliste per produrre non-merci".
Karl Marx.

In tempi di crisi abitativa e speculazione immobiliare, migranti, senza casa, sfrattati come moderni Ulisse, naufraghi nella metropoli contemporanea, trovano rifugio e sicuro approdo in una ex-caserma da anni lasciata in abbandono. Il Porto Fluviale, come Penelope, tesse una tela lunga 10 anni offrendo una casa a chi non ce l'ha, ristoro ai naviganti, attività e competenze al quartiere. Ma il cielo e' tutt'altro che sereno. Gli Speculatori Immobiliari come Proci sono costantemente in agguato intimando a Penelope di prendere uno di loro in matrimonio. Intanto gli Ulisse del Porto affrontano ogni sorta di peripezia, battendo con l'astuzia i Polifemi, le maghe Circe, le Sirene, che minacciano il proprio cammino. 
Per fortuna una divinità, chiamata Diritto all'Abitare, li protegge dall'Olimpo...

07/12/13

ABITO PER KING_prove di vestiario (+playlist)



da luigi XIV alla Nurbs strategie di colonizzazione domestica.

cooperazione e distruzione. hommage au néocolonialisme culturel




realizzato con il supporto non autorizzato della Cooperazione Italiana allo Sviluppo.
hugoacevedo/sebastianalonso/yaizaares/fr­ancescocareri/eloisaibarzabalcarreira/jo­sedelossantos/miguelfascioli/cristianfel­ipepalmaramirez/matteolocci/eleanos2013@­LEAC

Parchetto Feronia, Pietralata, Roma.


di Francesco Careri e Maria Rocco (LAC_Laboratorio di Arti Civiche)
in corso di pubblicazione su www.nipmagazine.it

Ci arriviamo di venerdì pomeriggio alla fine di una lunga camminata cominciata di buon mattino dalla nuova stazione Tiburtina, passando per cantieri, grandi sommovimenti di terra, accampamenti rom e cacciatori di reperti bellici. È la prima camminata con gli studenti del nuovo Master[1] stiamo per tornare a casa quando sulla strada verso la metro vediamo una rete aperta. Dietro c’è un fitto canneto, dei rovi e un sentiero che si inoltra. Troppo invitante per non entrarci. Ci infiliamo. Attraversiamo borsette di finto cuoio, brandelli di abiti, forse siringhe e seguiamo il sentiero fino ad arrivare a una casetta con intorno degli orti (urbani, certamente… urbani…). Il proprietario ha messo un singolare sistema di allarme. Dei fili di ferro per terra che quando li si pesta, fanno suonare dei grappoli di bottiglie. Ingegnoso. La porta è aperta ma non c’è nessuno. Usciamo dalla sua proprietà e ci troviamo in un cantiere di palazzine che sembrano venute dal raccordo anulare a saturare i pochi brandelli di spazi vuoti ancora esistenti. Gli operai ci gridano di tornare indietro, obbediamo ma fuggendo in avanti dove tra gli sterpi si ergono due bianche porte di un campo di calcetto. Figura ormai classica delle periferie italiane, fotografiamo.

azioni

di Francesco Careri
pubblicato in Anna Lambertini, Annalisa Metta e Maria Livia Olivetti (a cura di), Città Pubblica / Paesaggi Comuni, Gangemi, Roma, pp. 23-25

“Ecologías de la acción, la actuación que tiene en cuenta su propia complejidad, riesgo, azar, iniciativa y decisión de lo inesperado y lo imprevisto.”(Edgar Morin)

Che tradotto in italiano suona: “Ecologia dell’azione, l’agire che tiene in conto la sua propria complessità, il rischio, il caso, l’iniziativa e la decisione dell’inatteso e dell’imprevisto. (Edgar Morin)

È una citazione che ha trovato German Valenzuela a casa mia sfogliando il libro di Teresa Galì-Izard, Los mismos paisajes. Ideas e interpretaciones, edizioni Gustavo Gili di Barcellona. Per non perderla German l’ha scritta in una mail che ha mandato a me e a lui, da qui oggi la ricopio e incollo al principio di questa pagina. Per la verità ora l’ho anche cercata nel libro per indicare meglio la referenza, ma niente da fare, non la trovo. In ogni modo Morin da qualche parte deve averla scritta e comunque io e German ne abbiamo parlato fino a tarda sera. German Valenzuela insegna architettura a Talca in Cile, era ospite da me per lavorare insieme al workshop PICS dove abbiamo realizzato insieme a molti altri, il parco Feronia a Pietralata. German ha cominciato dicendo che questa frase spiega perfettamente quello che stiamo facendo in questi giorni: procedere alla trasformazione della città attraverso l’architettura, ma senza un progetto vero e proprio e in balia del caso e dell’imprevisto. Una scelta ecologica capace di rimanere aderente alla realtà -  ci siamo detti - capace di adattarsi al territorio nel suo divenire, di modificarsi con le azioni di tutti, con i desideri dei singoli. Io gli ho detto che è proprio quello che io intendo quando dico che non è vero che agisco senza un progetto, ma solo che il progetto è indeterminato, che non credo più in quel Progetto con la P maiuscola, il progetto determinato, che si realizza come lo si è disegnato. Ci siamo trovati d’accordo sul fatto che anche il disegno conta, è uno degli strumenti con cui controllare il processo, ma che poi durante il processo intervengono così tanti imprevisti, che poi l’opera prende una forma che al principio non era assolutamente visibile. Prende forma nella sua azione di nascere, crescere, maturare, produrre dei frutti, dare semi, per poi ricominciare.
Provo qui di seguito a scrivere su una serie di azioni e di parole su cui in questi giorni ci siamo interrogati:

prime parole per una metodologia della deriva



di Francesco Careri

È da qualche tempo che con il Laboratorio di Arti Civiche ci si è resi conto dell’importanza del fermarsi, di far seguire alla fase di esplorazione una fase di incontro e di “partecipazione”. Nella fase di esplorazione l’attenzione non è più solo portata al navigare lungo le coste e raccontarne i paesaggi, ma anche a come incontrare chi abita quelle terre, come trovare strategie per andargli incontro salutando, come produrre situazioni/oggetti, spazi/architetture che riescano ad essere il risultato dell’incontro tra stranieri, come far di tutto ciò un apprendimento reciproco.
Siamo sempre stati riluttanti a spiegare ad altri il nostro lavoro attraverso una “metodologia” e si è sempre aggirata la questione parlando di “modalità”, di “attitudine” o ancora meglio di “pratica”. Questo perché la parola “metodologia”  è sempre risuonata come qualcosa di dogmatico, statico, poco interpretabile, poco malleabile, l’esatto contrario del senso e soprattutto del “come avviene” il lavoro. Recentemente, a Salvador de Bahia, Paola Berenstein Jacques non ci ha svelato che “metodo” deriva dal greco methòdos (metà = per, dopo, e hòdos = via, cammino): “dopo il cammino”, ossia che la modalità con cui fare ricerca si deduce successivamente ad una pratica; e “per, attraverso il cammino”, ossia che il metodo lo si comprende mentre si sta procedendo. Ecco che allora anche la deriva per come l’abbiamo intesa finora può essere un metodo e le sue varie declinazioni nautiche fin qui praticate iniziano ad essere una metodologia.

A Parabola do São Cosme na Vila Paraíso

di Francesco Careri, Maria Rocco, Giorgio Talocci per LAC_Laboratorio Arti Civiche
pubblicato su "Redobra" n°10 (scarica pdf)
   
Apprensione
Approcciandosi al tema dell’apprensione urbana tramite il corpo in una città come Salvador, il LAC  ha voluto declinare la parola apprensione nel suo significato di timore di un pericolo che fa comprendere lo spazio con maggiore intensità e rapidità di percezione, concentrandosi sul tema della paura dello/nello spazio pubblico.
Nelle grandi città, lo spazio pubblico è sempre meno il luogo dell’incontro con l’altro ma sempre più il luogo della paura dell’altro, del diverso o dello sconosciuto, da cui ci si deve difendere e proteggere; si diffondono dappertutto misure e politiche pubbliche tese a garantire la ‘sicurezza urbana’, alle quali i cittadini accettano di sottostare anche se limitano sempre più la propria libertà e i propri diritti sullo spazio pubblico.
Questo accade per via di una mitologia della paura costruita nei confronti del diverso, visto come qualcosa che minaccia, con la sua presenza, il nostro modo di vivere.
L’obiettivo del LAC era stabilire una nuova mitologia dello spazio pubblico come luogo dell’incontro e della conoscenza dell’altro e della città, nella convinzione che la frequentazione e il senso di appartenenza ai luoghi producono una loro sorveglianza e cura spontanee.

18/10/12

workshopo in SARDEGNA 2.3.4 novembre 2012.

GEOGRAFIE TRANSUMANTI
Esperienza di esplorazione e rappresentazione territoriale
nella Sardegna Prenuragica
Workshop a cura del LAC Laboratorio di Arti Civiche per il progetto formativo LA TELA DI ARACNE – una rete di creatività e innovazione, a cura dell'associazione malik - in collaborazione con la Società Cooperativa Alternatura, finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Gioventù e dall’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani – ANCI, mediante il “Fondo per le Politiche Giovanili” e cofinanziato e realizzato dalle Unioni dei Comuni della Barbagia e del Gerrei (Gavoi, Lodine, Ollolai, Olzai, Oniferi, Ovodda, Sarule, Tiana).



CONTENUTI E OBIETTIVI Il laboratorio intende attivare un percorso di conoscenza e rappresentazione del territorio attraverso un lavoro collettivo capace di mettere a frutto le attitudini individuali. Si intende esplorare il territorio a piedi, seguendo i segni delle pietre megalitiche, i sentieri e le rotte delle transumanze dei pastori, fermandosi a parlare con chi abita oggi questi spazi, per l'ascolto delle memorie e delle attuali urgenze economiche e sociali.

L’obiettivo è conoscere e riportare alla coscienza collettiva la grande importanza delle opere di architettura arcaica. I grandi nuraghi e le tombe dei giganti, ma anche e soprattutto riconoscere il ruolo territoriale delle piccole opere prenuragiche, come i dolmen e i menhir che un tempo descrivevano il territorio e indicavano la via, come i moderni cartelli stradali. Il fine è quello di rappresentare e cartografare l’esperienza diretta del territorio attraverso l’uso di nuovi strumenti comunicativi messi a disposizione dai linguaggi dell’arte contemporanea

DOCENTI - Francesco Careri, Barbara Dovarch e Maria Rocco del Laboratorio di Arti Civiche

DATE E LUOGHI - Il lavoro si articola in due momenti principali: l’esplorazione e la rappresentazione
Dopo una breve fase introduttiva di presentazione del laboratorio nelle giornate del 02 - 03 - 04 novembre si prevede di svolgere la fase di esplorazione: studio della cartografia per compiere un itinerario a piedi. A questa fase seguirà una breve lezione sul camminare inteso come pratica estetica, a cui seguirà la fase dell’esperienza diretta.

La seconda fase prevede che nelle giornate del 23- 24 -25 novembre ci si occupi di dare vita ad una rappresentazione collettiva ma unitaria. Si arriverà alla realizzazione di un lavoro che potrà prendere diverse forme, in base all’esperienza vissuta, alle tracce raccolte ed alle capacità a disposizione. La rappresentazione potrà essere una cartografia che intreccia elementi attuali ad elementi tradizionali come per esempio una mappa realizzata in pane, tessuta in un tappeto, scolpita in una pietra, ma anche un racconto, un video, una raccolta di oggetti, una performance di memorie, un canto, una o più installazioni nei luoghi attraversati

La sede operativa per la realizzazione delle attività sarà presso la Sala consiliare del Comune di Olzai, in Via V. Emanuele ma si svolgerà nei territori limitrofi della Barbagia Mandrolisai

REQUISITI DI PARTECIPAZIONE - Il laboratorio è rivolto a giovani di età compresa tra 18-30 anni ai quali si richiede desiderio di camminare, di perdersi e di incontrare l’altro, attitudine all’ascolto, alla ricerca e alla creatività collettiva. E' importante che ognuno abbia degli strumenti con cui registrare l’esperienza: macchina fotografica, videocamera, registratore, block notes, quaderno per schizzi, mappe …

Sono consigliabili uno zainetto, acqua, scarpe resistenti e vestiti per andare in campagna, tenda per possibile pernottamento all'aperto durante l'escursione

È previsto un massimo di 15 partecipanti che presenteranno domanda di iscrizione insieme a una lettera di motivazione, che costituirà il criterio unico di ammissione

ISCRIZIONI CONTATTI E REFERENTI

Per iscriversi è necessario scaricare dal sito www.associazionemalik.it la domanda di partecipazione, compilarla in tutte le sue parti e inviarla all'apposito indirizzo email laboratori@associazionemalik.it inserendo in oggetto il titolo del laboratorio scelto

Per informazioni contattare la tutor del workshop Tiziana Martucci al numero +39 3421310606

INFORMAZIONI GENERALI - Gli orari definitivi verranno comunicati all'atto della conferma di avvenuta iscrizione. Il laboratorio é gratuito. I partecipanti selezionati dovranno versare una cauzione di 50,00 €, che verrà restituita al termine del workshop, esclusivamente a coloro che avranno frequentato tutte le attività in maniera continuativa. Agli stessi verrà rilasciato un attestato di partecipazione con il riconoscimento dei crediti formativi
Sono previste convenzioni per vitto e alloggio presso strutture selezionate
Eventuali costi di vitto e/o alloggio sono a carico dei partecipanti
Con l’inscrizione al laboratorio i partecipanti autorizzano l’Associazione Malik all'uso delle immagini per fini istituzionali o espositivi. In caso di mostra fotografica le copie esposte entreranno a far parte dell’archivio fotografico dell'associazione

30/06/12

LA BARCA PER IL PORTO FLUVIALE di Azzurra Muzzonigro

La Barca per il Porto.
Storia di una sineddoche urbana e una nuova idea di piazza.
di Azzurra Muzzonigro (LAC)

Questa storia inizia qualche mese fa, a Roma, anche se l’incontro che l’ha generata era gia’ nell’aria da un po’. Quando Giorgio ci ha proposto di fare il SummerLab con il Development Planning Unit di Londra (DPU) al Porto Fluviale noi del Laboratorio Arti Civiche (LAC) nutrivamo qualche dubbio. Principalmente perche’ con il Porto non e’ che avessimo una relazione consolidata e non ci sentivamo sicuri nel fare da ciceroni in un rapporto appena iniziato.
Questa e’ la storia di una giornata di vento in poppa iniziata con un fil di vento.