WALKSCAPES

Walkscapes. Walking as an aesthetic practice is a book by Francesco Careri issue from the experiences with Stalker all along the nineties and his PHD Thesis “Il percorso/the path”, held between 1997 and 2000 in the University of Naples. First published in English and Spanish in 2002 by Editorial Gustavo Gili of Barcelona, is now transated in Italian in the Piccola Biblioteca Einaudi and in French in the Jacqueline Chambon Editions and in portugais by GG in Brasil and a new spanish edition is now availeble.

The books cross different moment of the history of the walking man. The act of crossing space stems from the natural necessity to move to find the food and information required for survival. But once these basic needs have been satisfied, walking takes on a symbolic form that has enabled man to dwell in the world. By modifying the sense of the space crossed, walking becomes man’s first aesthetic act, penetrating the territories of chaos, constructing an order on which to develop the architecture of situated objects. Walking is an art from whose loins spring the menhir, sculpture, architecture, landscape. This simple action has given rise to the most important relationships man has established with the land, the territory. 

This is the perspective in which we have taken a deeper look at three important moments of passage in art history —all absolutely familiar to historians— in which an experience linked to walking represented a turning point. These are the passages from Dada to Surrealism (1921-1924), from the Lettrist International to the Situationist International (1956-1957) and from Minimal Art to Land Art (1966-1967). Analyzing these episodes we simultaneously obtain a history of the roamed city that goes from the banal city of Dada to the entropic city of Smithson, passing through the unconscious and oneiric city of the Surrealists and the playful and nomadic city of the Situationists. What the rovings of the artists discover is a liquid city, an amniotic fluid where the spaces of the elsewhere take spontaneous form, an urban archipelago in which to navigate by drifting. A city in which the spaces of staying are the islands in the great sea formed by the space of going.

Walkscapes. Il camminare come pratica estetica è un libro di Francesco Careri che deriva dalle esperienze condotte con stalker negli anni novanta e dalla sua tesi di dottorato condotta a Napoli tra il 1997 e il 2000 dal titolo “il percorso”. Pubblicato nel 2002 dall’Editorial Gustavo Gili di Barcelona (…), è stato tradotto in italiano con la Piccola Biblioteca Einaudi  in francese nelle Jacqueline Chambon Editions e in portoghese presso le edizioni GG Brasil. recentemente è stata pubblicata una nuova edizione in spagnolo.

Il libro attraversa diversi momenti della storia dell’uomo che cammina. L'atto di attraversare lo spazio nasce dal bisogno naturale di muoversi per reperire il cibo e le informazioni necessarie alla propria sopravvivenza. Ma una volta soddisfatte le esigenze primarie il camminare si è trasformato in forma simbolica che ha permesso all'uomo di abitare il mondo. Modificando i significati dello spazio attraversato, il percorso è stato la prima azione estetica che ha penetrato i territori del caos costruendovi un nuovo ordine sul quale si è sviluppata l'architettura degli oggetti situati. Il camminare è un'arte che porta in grembo il menhir, la scultura, l'architettura e il paesaggio. Da questa semplice azione si sono sviluppate le più importanti relazioni che l'uomo intesse con il territorio. 

È in questa prospettiva che sono stati approfonditi tre importanti momenti di passaggio della storia dell’arte - tutti assolutamente noti agli storici - che hanno avuto come punto di svolta un'esperienza legata al camminare. Si tratta dei passaggi dal dadaismo al surrealismo (1921-24), dall’Internazionale Lettrista all'Internazionale Situazionista (1956-57) e dal minimalismo alla land art (1966-67). Analizzando questi episodi si ottiene simultaneamente una storia della città percorsa che va dalla città banale di Dada alla città entropica di Smithson, passando per la città inconscia e onirica dei surrealisti e per quella ludica e nomade dei situazionisti. Quella che viene scoperta dalle erranze degli artisti è una città liquida, un liquido amniotico dove si formano spontaneamente gli spazi dell’altrove, un arcipelago urbano da navigare andando alla deriva. Una città in cui gli spazi dello stare sono le isole del grande mare formato dallo spazio dell’andare.

some pictures / alcune immagini






































































2 commenti:

  1. ci sono dei libri che ti allargano l'orizzonte e ti riportano a prima che (quasi) tutto fosse...Walkscapes ne è un esempio

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  2. Uno dei migliori testi che ho letto negli ultimi anni

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