L’Ambito della Proposta ha i seguenti obiettivi: recuperare un bene vincolato, rifunzionalizzando un immobile dismesso, senza consumo di suolo e in un'ottica di sostenibilità e densificazione; incrementare il patrimonio di edilizia sociale; ridurre il disagio abitativo con un processo di integrazione sociale di una occupazione abitativa; dotare il quartiere di un nuovo spazio pubblico; utilizzare modalità innovative di gestione; attivare un processo partecipativo; incrementare la “mixité”. L'ambito di intervento è il recupero edilizio e sociale di una ex-caserma a Roma, dichiarata bene di interesse storico-artistico dal Mibact e di proprietà dell'Aeronautica Militare, che la mette a disposizione con la procedura del Federalismo Culturale.
L’edificio è oggetto dal 2003 di un'occupazione abitativa di 56 nuclei familiari provenienti da 13 differenti nazioni, che hanno sviluppato interessanti forme di convivenza interculturale. Il progetto intende mantenere la comunità, già inserita nella vita del quartiere e già attiva nella fase di co-progettazione, attraverso Bando Speciale nel rispetto dei requisiti per l'accesso all'Edilizia Residenziale Pubblica e Avviso di Co-progettazione per gli spazi comuni. La terrazza ospiterà un giardino fotovoltaico, che potrà consentire l'attivazione di una comunità energetica, gestita attraverso il Bim, impiegato nella progettazione e nella gestione della turnazione nel cantiere.
Il cortile sarà una piazza pubblica aperta al quartiere, attivando insieme all’VIII Municipio di Roma: mercato a Km0; sportello antiviolenza; usi civici e collettivi intergenerazionali e tecnologico-digitali per didattica a distanza e trasferimento tecnologico. Al fine di valorizzare le attività esistenti, saranno implementati gli spazi per l’artigianato, per l’allenamento circense e la danza, la sala da tè e un centro di mobilità sostenibile collegato alla pista ciclabile verso Metro Piramide da realizzare secondo le previsioni del PUMS (Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile).
L’Ambito della Proposta si compone di due principali obiettivi strategici: recuperare un bene vincolato rifunzionalizzando un immobile pubblico dismesso, senza consumo di suolo e in un'ottica di sostenibilità e densificazione; recuperare un bene sociale, riducendo il conflitto e incrementando il patrimonio destinato all'edilizia popolare, attraverso la realizzazione di spazi socio-culturali integrati e alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica (ERP). La Proposta è costituita da interventi e misure tra loro sinergici e funzionalmente coerenti, che sono riconducibili alle seguenti linee d’azione principali:
a. rifunzionalizzare un immobile pubblico dismesso, attraverso il recupero edilizio di un bene vincolato;
b. ridurre il conflitto sociale e il disagio abitativo attraverso un processo virtuoso e condiviso di integrazione sociale di una occupazione abitativa illegale;
c. rigenerare il tessuto socio-economico e la sicurezza dei luoghi, migliorando la coesione sociale e le qualità di vita dei cittadini;
d. utilizzare modelli e strumenti innovativi di gestione, inclusione sociale e welfare urbano attraverso un processo partecipativo;
e. incrementare la “mixité sociale” - intesa quale categoria di azione pubblica delle politiche urbane - che funge da antidoto ai processi di segregazione e valorizza la prossimità sociale tra gruppi eterogenei.
L’Ambito di Intervento è una ex-caserma dismessa nel quartiere Ostiense a Roma, che presenta una situazione di conflitto, di disagio abitativo e socio-economico, in un contesto urbano che necessita un adeguato equipaggiamento urbano-locale. L’edificio, denominato “Direzione Magazzini del Commissariato", è sede dal 2003 di un'occupazione abitativa da parte del Coordinamento Cittadino Lotta per la Casa. Su richiesta dell’Amministrazione Comunale, il Ministero della Difesa - Segretariato Generale della Difesa e Direzione dei Lavori Nazionale degli Armamenti - Direzione dei Lavori e del Demanio, ha consentito che la presente Proposta fosse sviluppata e, in caso di finanziamento di cedere l’immobile attraverso la procedura del c.d Federalismo Culturale (art. 5 c. 5 del D.Lgs. 85/2010).
La Proposta è un progetto sinergico di recupero sociale e di valorizzazione di un bene di interesse storico e artistico. L’immobile è inserito in un paesaggio urbano caratterizzato da edifici di particolare pregio architettonico, quello della ex-zona industriale di Roma. Nel 2012 il Mibact ha vincolato l’edificio come bene di interesse storico artistico, in quanto presenta caratteri comuni a molti immobili di archeologia industriale del quartiere (Decreto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Lazio del 12/11/2012, dichiarazione di interesse storico artistico ai sensi dell’art. 10, comma 1 del D.Lgs 22/01/2004 n. 42 e s.m.i.) L’intervento in questo senso prevede la conservazione di tutti gli elementi di pregio e la reversibilità degli elementi tecnici e architettonici. La Proposta è stata valutata dal Mibact con parere favorevole allo studio di prefattibilità (Prot. 34.43.01 del 04.03.2021).
La Proposta di recupero sociale ha l’obiettivo di ridurre il conflitto e il disagio abitativo, di incrementare il patrimonio di edilizia pubblica, e di diversificare la mixité sociale. Dall autocensimento informale, effettuato nella fase di progettazione partecipata del presente bando, nell’occupazione vivono attualmente 56 nuclei familiari provenienti da 13 differenti nazionalità, e sono presenti diverse attività socio-culturali. Si tratta di una comunità che, seppure portatrice di conflitti, ha sviluppato al suo interno interessanti forme di convivenza interculturale e risulta attiva nella vita del quartiere, con spazi sociali in parte aperti al pubblico come eventi, spettacoli, feste interculturali, workshop di arte e architettura in collaborazione con università italiane e straniere. La Proposta è volta alla realizzazione di alloggi ERP da destinare agli attuali abitanti in possesso dei requisiti per l’assegnazione attraverso un bando pubblico, e di spazi socio-culturali integrati per il quartiere attraverso un avviso di co-progettazione.
Il percorso di inclusione sociale e abitativo è volto a consolidare e mantenere nell’edificio la comunità degli attuali abitanti, accompagnandoli nel passaggio da occupanti abusivi ad assegnatari di alloggio pubblico. Il processo di assegnazione prevede, in caso di finanziamento, di predisporre un Bando Speciale che, a partire da un censimento ufficiale delle famiglie, garantisca la coesione della comunità ai soggetti in possesso dei requisiti per l'accesso ad alloggi ERP. Dall’ autocensimento risulta infatti che i 56 nuclei familiari abbiano fatto nella quasi totalità domanda per un alloggio ERP. L'iter già precedentemente attuato in altri contesti simili, prevede in caso di finanziamento della Proposta, di compilare un elenco degli gli attuali nuclei abitativi attraverso un censimento ufficiale operato dai Vigili Urbani o, come propone il Municipio VIII, dall’Agenzia dei Diritti. In caso di un eventuale soprannumero, dovuto a una non concordanza dei dati tra quelli dell'auto censimento e quelli del censimento ufficiale, il Comune provvederà a individuare le adeguate soluzioni in condivisione con gli abitanti. Si applicano le disposizioni in materia di riserva di alloggi ERP ai sensi dell’art. 22 comma 136 lett. a) L.R. 1/2020, della DGR Regione Lazio n. 749/2020 e quanto previsto dalla Legge Regionale sulla Rigenerazione Urbana, n. 9/2017, nell’art. 17 co. 66 lettera b, tradotta poi nella Determinazione Dirigenziale Ater n. 250 /2018.
La Proposta si inserisce nel quadro delle politiche abitative elaborate dalla Regione Lazio. In particolare la Commissione Consiliare Lavori Pubblici e Politica della Casa del Consiglio Regionale ha fissato una serie di azioni quali: favorire il ripristino delle regole e della legalità nella gestione del patrimonio pubblico anche attraverso la sanatoria delle occupazioni aventi titolo; affermare criteri di gestione trasparenti del patrimonio non residenziale e favorire la permanenza di piccolo commercio e artigianato nei quartieri popolari; regolare l’attribuzione di spazi ad associazioni, cooperative sociali e onlus. ln particolare per quanto concerne il processo di trasformazione di occupanti in assegnatari attraverso un Bando Speciale è attualmente in corso il progetto di rigenerazione urbana del Piano libero di Corviale (Legge Regionale sulla Rigenerazione Urbana, 9/2017, nell’art. 17 co. 66 lettera b) e sono in valutazione processi simili da attivare nei quartieri ATER di Tor Sapienza e Quarticciolo e per l’occupazione abitativa Casal De Merode all’interno del complesso IPAB del San Michele a Roma.
Al fine coordinare e aggregare soggetti e realtà auto-consolidate in forma associata e in chiave di legalità, la Proposta è volta a trasformare in forme associative molte delle attività che la comunità consolidata ha costituito nel corso del tempo. L’intento è quello di valorizzare e implementare attività informali già presenti nell’immobile, costruendo in forma legale gli attori che le gestiscono. In occasione del Bando si sono aggregate in forma associativa: i laboratori artigiani di oreficeria, sartoria e pelletteria; la circo-officina per l’allenamento circense e la danza, la sala da tè con le attività ricreative e culturali connesse, la ciclo-officina. Quest’ultima sarà trasformata in centro di mobilità sostenibile collegato alla nuova pista ciclabile che la Proposta intende realizzare, per connettere il quartiere alla Metro Piramide, secondo le previsioni del PUMS (Programma Urbano per la Mobilità Sostenibile).
Al fine di sviluppare risposte alle esigenze/bisogni espressi dal territorio e di coordinare azioni per specifiche politiche da attuare con la collaborazione di altri enti e soggetti istituzionali, la Proposta intende realizzare, all'interno del cortile dell’edificio, una piazza pubblica aperta al quartiere, attivando insieme all’VIII Municipio di Roma attività oggi assenti nel quartiere: un mercato settimanale a Km0; uno sportello a bassa soglia per donne vittime di violenza; uno spazio integrato di ludoteca e servizi per la terza età (spazio di uso civico e collettivo intergenerazionale); spazi integrati per la didattica a distanza, il reskilling, il coding e il trasferimento digitale (spazio di uso civico tecnologico-digitale), e un’aula- studio in collaborazione con l’Università Roma Tre aperta h24. Il Municipio si farà infatti parte attiva nel favorire percorsi di partecipazione dei cittadini singoli o associati nel territorio circostante e nel coinvolgimento delle associazioni di quartiere (Memoria di Giunta del VIII Municipio Rep. 6/2021 del 03/03/2021 prot 19268).
Per la redazione della Proposta, al fine di applicare misure e modelli innovativi di gestione, di sostegno e di inclusione sociale, di welfare urbano e di attivazione di processi partecipativi, l'Amministrazione Capitolina ha richiesto una consulenza interdisciplinare che coinvolge l’Università Roma Tre, la Sapienza Università di Roma e la Luiss Guido Carli. Da diversi anni, infatti, sono state avviate dagli abitanti forme di collaborazione e ricerca con il vicino Dipartimento di Architettura dell’Università Roma Tre, che in occasione del presente bando ha avviato con la comunità un processo di partecipazione e di co-progettazione dell’intera Proposta che sarà approfondito in termini di gestione sociale dall’Università Luiss. La co-progettazione, l’autocensimento e la costituzione delle associazioni sono i primi risultati del processo partecipativo.
Per la redazione della Proposta è stata adottata la tecnologia BIM Building Information Modeling. In particolare, oltre a facilitare il processo progettuale, la sua estensione in Bim Digital Twin permetterà durante la fase di cantiere di gestire la turnazione condivisa per mantenere gli abitanti nelle loro case, e nella vita futura dell’edificio e degli abitanti, di gestire un modello innovativo di comunità energetica che utilizzerà in forma di partenariato pubblico/comunità le risorse rinnovabili integrate nel giardino fotovoltaico progettato sulla terrazza.
In osservazione alle indicazioni europee in campo di green economy il progetto, oltre ad essere rispondente ai Criteri Ambientali Minimi (CAM) prevede il rifacimento di tutti gli impianti con inserimento del fotovoltaico, contribuendo al miglioramento degli aspetti energetici, eliminando le inefficienze derivanti dai numerosi impianti informali attualmente in uso e, infine, rimuovendo i materiali contaminanti come l’Eternit presente in molte parti dell’edificio. Sul progetto è stata verificata l’applicabilità della certificazione GBC Quartieri e GBC Historic Building.
Recupero di un bene storico e artistico. L’immobile vincolato.
L’edificio oggetto di intervento è vincolato in quanto inserito in un paesaggio urbano coerente, quello della ex-zona industriale di Roma, e poiché presenta caratteri architettonici e strutturali di particolare pregio e comuni ad altri immobili di archeologia industriale del quartiere. L’intervento prevede la conservazione di tali elementi e la completa reversibilità dei nuovi elementi tecnici e architettonici.
I “Magazzini Tributari Vincenzo Taburet” vennero costruiti su un’area compresa fra via del Porto Fluviale, via del Gazometro (ora via delle Conce) e via Ostiense, di proprietà del cavaliere Vincenzo Taburet (19 luglio 1864-24 aprile 1935), titolare di una delle più importanti aziende di spedizioni e trasporti d’Italia, membro dell’Associazione “Pro miglioramento economico e morale del quartiere di San Paolo”. Taburet, oltre agli uffici della sua ditta a piazza dell’Aracoeli, aveva una scuderia nella zona di San Paolo, presso la linea ferroviaria Roma-Pisa. In quella zona la Ditta Marinelli, grande importatrice di generi alimentari, lo convinse a costruire i Magazzini Fiduciari, azienda unica a Roma. Tale impresa non ebbe fortuna, a causa del fallimento del Banco Mercantile di Civitavecchia, e solo per il credito e la fiducia dei suoi molti amici e per la sua costanza nel lavoro, Taburet riuscì a sostenere il dissesto finanziario, riprendendo l’attività di trasporto di “carichi eccezionali”: statue, monumenti, alberi colossali, grandi blocchi lapidei, collocati impeccabilmente sul mastodontico carriolo detto “Ercole”, capace di trasportare oltre cinquanta tonnellate (tra i trasporti realizzati si ricordano le Vittorie alate e la statua equestre al monumento di Vittorio Emanuele II; statue, quadri e blocchi di marmo per la Basilica di San Pietro e la Pinacoteca Vaticana; l’allestimento a Palazzo Venezia della statua di Bartolomeo Colleoni; il collaudo del Ponte Risorgimento).
Come accennato, Taburet presso porta San Paolo aveva una scuderia a servizio della sua attività e così nella stessa zona, che ricadeva in un importante nodo di comunicazione tra gli insediamenti della Zona Industriale e le infrastrutture lungo il Tevere, decide di acquistare i terreni per i Magazzini Fiduciari. Tale area, dal 1906 al 1914, fu oggetto di una serie di espropri per pubblica utilità da parte dell’Amministrazione Comunale e delle Ferrovie dello Stato, relativi alla sistemazione della Zona industriale Ostiense. A seguito di tale riassetto proprietario, nell’ottobre del 1919, il Taburet presenta all’Ispettorato Edilizio la domanda per la costruzione dei “Magazzini Tributari Vincenzo Taburet”, su un lotto ubicato tra via del Gazometro e via del Porto Fluviale; il progetto è a firma dell’ing. Ulderico Bencivegna e del costruttore Società Anonima Romana Cementi Armati (Archivio Storico Capitolino, Ispettorato Edilizio, prot. 3007/1919). Questo grande magazzino di deposito, che ottiene la licenza dalla Commissione edilizia il 6 dicembre del 1919, si sviluppava su tre livelli, con un’altezza dei prospetti di 15,30 m e comprendeva un corpo a C, articolato intorno a un cortile di 15.50x39,79 m (pari a una superficie di 615,35 mq).
Gli elaborati grafici allegati alla richiesta di licenza edilizia mostrano come la struttura fosse stata concepita, fin dall’inizio, come un insieme di murature portanti, sistemi voltati e telai in cemento armato. Il prospetto di progetto, paragonato alla facies odierna (caratterizzata da un paramento in stucco a simulare un ordine gigante di paraste in travertino), appare come un esecutivo di cantiere in cui vengono definiti gli apparecchi laterizi delle aperture con imposte e chiavi in pietra (forse artificiale) e le listature di mattoni ad altezze ricorrenti. Non si può escludere, tuttavia, che il fronte fosse stato concepito, in un primo tempo, con materiali da costruzione a vista e che solo in fase esecutiva si sia preferito un espediente mimetico proprio della tradizione costruttiva romana, volto a sottolineare la rilevanza figurativa dell’edificio.
Nel 1923 viene approvata una variante per la trasformazione di una copertura a falde in terrazza, l’ampliamento e la sopraelevazione dell’edificio con diverse modifiche nella disposizione interna ed esterna del complesso. Un ulteriore ampliamento sarà eseguito sulla base della licenza rilasciata nel 1926 per il progetto dell’ing, Teodoro Crucis (Archivio Storico Capitolino, Ispettorato Edilizio, prot. 4257/1926). Dopo la fallita destinazione a magazzini alimentari, la funzione del complesso edilizio sarà quella di accogliere i magazzini di armi e munizioni e gli uffici del Commissariato dell’Aeronautica Militare. All’epoca, infatti, la sua posizione risultava particolarmente strategica per la vicinanza con la rete ferroviaria, da cui si distaccava un fascio di binari che proseguiva dentro l’edificio. All’interno, le merci si smistavano tramite una piattaforma e dei montacarichi, mentre lo stoccaggio avveniva tramite un sistema di rotaie agganciate al solaio.
Come per molti altri edifici industriali realizzati agli inizi del Novecento, l’aspetto architettonico risulta particolarmente curato. Il cortile interno è accessibile da due ingressi principali, su via del Porto Fluviale e via delle Conce (già via del Gazometro) ed è caratterizzato da una grande pensilina metallica, sostenuta da mensole a saettoni in ferro trafilato. La facciata in stile tardo manierista è connotata da un ordine gigante sormontato da un pronunciato cornicione e dal coronamento sommitale con la scritta “Magazzini Tributari V. Taburet”. Il prospetto principale, su via del Porto Fluviale, è diviso in nove interassi, ed è definito, al piano terra, da una serie di ingressi dalla forma centinata, mentre al primo e al secondo piano, da grandi finestre a forma rettangolare e ad arco ribassato. La stessa partitura distingue il fronte su via delle Conce, diviso in sette interassi, segnato, come quello su via del Porto Fluviale, da una zoccolatura in lastre di travertino di 1,15 m.
L’intera copertura è a terrazza, pavimentata con marmette alla veneziana 20x20 cm, accessibile dai due scaloni che servono i vari piani, uno al lato dell’ingresso principale e uno adiacente alla piattaforma girevole al lato della ferrovia.
La struttura di questo fabbricato, decisamente innovativa per l’epoca, è in cemento armato e muratura in tufo dello spessore di 60 cm, intonacata e tinteggiata a calce sia all’interno che all’esterno, mentre i muri divisori sono in laterizio. Per supportare i grandi carichi previsti, viene utilizzato il sistema brevettato da François Hennebique: successive gettate di calcestruzzo armato che generano un’unica soletta, la quale poggia, a sua volta, sulla muratura in laterizio esterna profonda 60 cm e su una doppia fila di pilastri rastremati all’interno.
Recupero di un bene sociale. L’immobile occupato
Nel dopoguerra lo stabile viene riconvertito in sito di stoccaggio di alimenti e vestiario. La proprietà viene consegnata il 20/11/1966 al Ministero dell’Aeronautica Militare come bene di Demanio Pubblico. Nei primi anni Novanta perde la sua funzione e rimane inutilizzato per circa dieci anni e nel 2003 viene occupato da 160 famiglie. In occasione dei primi dieci anni di occupazione Blu ne dipinge la facciata esterna trasformandolo in un simbolo del diritto all’Abitare. Nel 2010 viene inserito nel piano di alienazione e valorizzazione delle aree militari di proprietà del Comune di Roma e un primo passaggio di proprietà dal Demanio all’Amministrazione Capitolina avviene sotto la giunta Marino. Il 7 agosto del 2014 viene sottoscritto un protocollo di Intesa tra Ministero della Difesa, Agenzia Del Demanio e Roma Capitale, e a novembre dello stesso anno il Ministero della Difesa prende in consegna l’immobile cedendolo contestualmente (a titolo provvisorio per un anno) a Roma Capitale. In quest’ottica, nel 2015 viene redatto un progetto di fattibilità molto invasivo, che intendeva rimuovere interamente i solai intermedi per inserire un ulteriore piano tra quelli attuali, e che, seppure la Delibera Regionale 315/2016 ne prevedesse la “ristrutturazione”, non ha avuto seguito in un iter istituzionale. Trascorso senza interventi l’anno previsto dall’accordo, il bene torna al Ministero della Difesa. La Proposta, che viene qui presentata, ha dunque lo scopo di risolvere un annoso conflitto sociale, che non ha mai raggiunto forme violente, ma che porta a contrapposizioni anche nel quartiere, intervenendo con un progetto sull’abitare, sull’offerta integrata di servizi alla città, e sulla riattivazione di uno spazio pubblico. È in questa direzione che l’Aeronautica Militare ha acconsentito a mettere a disposizione del Comune di Roma l’area, per “garantire la trasformazione dell’attuale insediamento abusivo in un luogo di sperimentazione di politiche di integrazione, offrendo una prospettiva propositiva per la gestione di un’emergenza tramite un percorso virtuoso guidato dalla mano pubblica”.
Disagio abitativo
L’occupazione abitativa del Porto Fluviale è parte di un più esteso fenomeno che nella Capitale ha assunto negli anni una notevole consistenza, trasformandosi dalla lotta per la casa degli anni Settanta, nell'attuale lotta per il diritto all’abitare. Questo processo ha visto anche una significativa trasformazione nell’identità culturale dei movimenti, dove oggi la presenza di occupanti italiani è decisamente minoritaria rispetto alla grande maggioranza di persone provenienti da altri paesi e continenti, spesso residenti in Italia da diversi decenni, ma ancora nelle liste di attesa per la casa popolare, seppure molti di loro posseggano tutti i requisiti per l’assegnazione. A Roma il fenomeno dell’emergenza casa è particolarmente pressante e ha trovato una risposta informale nell’altro annoso fenomeno della dismissione e dell’abbandono del patrimonio edilizio pubblico e privato. Emergenza e abbandono sono fenomeni interrelati e in costante aumento, basti pensare che nel 2013 erano presenti sul territorio romano 53 occupazioni a scopo abitativo, e che oggi se ne contano più di 110 per un totale circa di 6000 persone. L’occupazione di questi stabili, a volte posizionati nel tessuto urbano centrale, ha avuto l’effetto positivo di calmierare i fenomeni di gentrificazione in atto, che sempre più causano lo spostamento di persone e attività dalle aree centrali alle frange esterne della città, e in cui il fattore reddito è stato individuato come principale acceleratore dell’esclusione. Nel caso di Roma, l’emergenza abitativa sembra assumere caratteristiche di un fenomeno costante, strutturale e connaturato allo sviluppo della città, oltre che catalizzatore di conflittualità sociali e politiche. Risulta quindi di fondamentale importanza immaginare e progettare procedure e strumenti innovativi finalizzati a produrre nuove risposte.
Il patrimonio di alloggi pubblici adibiti ad abitazione popolare a Roma ammonta a circa 73.000 unità, divise tra il patrimonio del Comune (23.000 unità) e quello regionale dell’ATER (50.000 unità). Contemporaneamente, i nuclei che non riescono ad accedere all’acquisto dell’abitazione, e che quindi ricorrono ai bandi per l’edilizia residenziale pubblica, superano le 13.000 unità; ci sono poi 1.200 famiglie che si trovano nei cosiddetti “residence” gestiti dal Comune. Secondo gli operatori del settore, esiste un rapporto di uno a uno fra chi fa domanda e quanti, invece, seppure in possesso dei requisiti, non partecipano ai bandi per sfiducia o perché non ne sono a conoscenza. Questo porterebbe a un totale di circa 25.000 famiglie che avrebbero diritto a una casa a canone sociale. Inoltre, a Roma vengono emanati circa 9.000 sfratti ogni anno, di cui la metà diventa esecutiva; se, infatti, circa la metà si risolve con una rinegoziazione del canone, molte famiglie finiscono in sovraffollamento (spesso accolte da parenti), mentre altri finiscono in emergenza abitativa. L’insieme dei dati (disomogenei) porta ad un saldo annuale di circa 2.500 famiglie che perdono la casa con sgombero forzoso; di contro, l’assegnazione media annua di alloggi popolari ammonta a 500 unità: di fatto, l’emergenza abitativa cresce ogni anno di circa 2.000 nuclei familiari su numeri già decisamente elevati.
L’incidenza percentuale del canone di affitto sul reddito si conferma una delle cause principali della vulnerabilità abitativa. Reddito che, vedendosi invariato se non diminuito negli anni della crisi, fa sempre più fatica a tenersi in equilibrio con i prezzi e i canoni delle abitazioni, che per quasi dieci anni hanno subito un aumento consistente; le cause sono da ricercare principalmente in due azioni specifiche: la prima, riconducibile alla condotta delle banche che dal 1997 al 2006 hanno alimentato la domanda di alloggi da parte delle famiglie facilitandone l’accesso al mutuo; la seconda, resa possibile dal governo nel 1998 con la legge 431, che ha abolito l’equo canone, liberalizzando di fatto i prezzi degli affitti. La situazione paradossale che si è creata, quindi, è che, malgrado sia cresciuto il numero delle case, è aumentato il disagio abitativo. L’analisi dell’andamento delle procedure di rilascio di immobili ad uso abitativo ha, infatti, dimostrato che fino al 2014 si è registrato un aumento percentuale incisivo e in cui gli sfratti per morosità rappresentano l’88%. Secondo gli ultimi dati di Legambiente e ISPRA, lo sprawl a Roma e provincia è effetto della migrazione di persone e attività dalla città consolidata verso le aree esterne, che provoca lunghi spostamenti pendolari e diminuiscono drasticamente la qualità della vita.
L’incremento del disagio abitativo ha portato nel corso degli anni al consolidamento dell’intervento dei movimenti per il diritto all’abitare presenti nella Capitale e alla conseguente estensione del ricorso a pratiche informali di occupazione di immobili a fini abitativi. Per quanto tale risposta possa essere definita parziale, inadeguata o precaria, si può riconoscere come questa pratica contribuisca alla riduzione dei numeri dell’emergenza; si stima, infatti, che circa 2.500/3.000 famiglie a Roma vivano nelle grandi occupazioni organizzate. Nella maggior parte dei casi, tali soluzioni sono state generatrici di conflittualità e portatrici di contraddizioni; allo stesso tempo, però, hanno svolto un ruolo di sussidiarietà nell’affrontare il tema dell’emergenza abitativa, riducendola numericamente, conciliandola con il riuso del patrimonio e la valorizzazione dell’uso dell’esistente, con pratiche inclusive che hanno escluso distinzioni razziali o religiose, e con percorsi progettuali sperimentali basati sulla condivisione, lo scambio e il confronto interculturale. Alcune di queste prassi hanno trovato modo di essere riconosciute e adottate dall’amministrazione, come ad esempio le esperienze dell’auto-recupero (L.R. 55 del 1998).
Il caso di Porto Fluviale
Nel giugno del 2003 l’edificio viene occupato da 160 famiglie in emergenza abitativa, in larga parte migranti e precari, e da quel momento ha inizio il processo di riuso dell’ex magazzino come abitazione. Gli occupanti raccontano che quando sono entrati il magazzino era in gravi condizioni di abbandono. Il Cortile era pieno di fogli volati via dalle finestre rotte degli uffici e si trovavano una grande quantità di attrezzi e di materiali da lavoro. I primi giorni sono stati avviati subito interventi di pulizia del piano terra e una divisione temporanea di quest’ultimo tramite tende, e in seguito con dei primi lavori alla rete fognaria. I piani superiori sono rimasti per mesi coperti da strati di polvere e accumuli di materiale. Solo in una seconda fase si è cominciato ad abitare anche i piani superiori, riproponendo la distribuzione centrale e ricavando le suddivisioni interne con pareti in blocchi di calcestruzzo cellulare alti tre metri e strutture in cartongesso utilizzate come coperture. I servizi igienici sono stati a lungo esclusivamente quelli comuni, almeno sino al 2007, quando gli occupanti hanno ottenuto la residenza e il riconoscimento di stato di emergenza abitativa. A seguito di questo riconoscimento hanno cominciato a investire risorse per la costruzione della propria casa realizzando un nucleo servizi indipendente e spesso un soppalco per aumentarne la superficie. Grazie al recupero dell’edificio, sono stati raggiunti buoni livelli di abitabilità con alcuni esempi di alloggi molto interessanti nei quali si può ritrovare un’elevata ricerca spaziale e architettonica.
Con il tempo questa sicurezza ha permesso agli abitanti di innescare un processo di apertura verso la città per mezzo di progetti e attività laboratoriali di sperimentazione artistica, architettonica e civica. Il numero iniziale dei nuclei familiari nel tempo è sceso e attualmente vivono nell’immobile circa 55 famiglie che si autogesticono in forma assembleare. Si contano circa 150 persone di 13 diverse nazionalità con una grande maggioranza di bambini nati e cresciuti nell’edificio. Malgrado le condizioni di illegalità e di conflitto sociale, nel corso degli anni il Porto Fluviale ha assunto i connotati di un’esperienza esemplare di condominio interculturale, capace di affrontare le differenze, di dare risposta all'emergenza abitativa con l’autocostruzione di spazi domestici a uso privato, e soprattutto con l’apertura alla città di servizi e spazi pubblici. Al piano terra sono infatti presenti una sala da tè, la ciclo-officina, la circo-officina, i laboratori per bambini, attività artigianali come il laboratori di oreficeria, di pelletteria e di sartoria. Nel cortile si svolgono, inoltre, molteplici eventi come pranzi interculturali, cabaret circensi e proiezioni cinematografiche aperte al quartiere. La condizione abitativa delle famiglie rimane incerta e insicura, ma allo stesso tempo, il potenziale espresso dalle forme di abitare messe in gioco dagli occupanti, risulta degno di attenzione e considerazione. Pertanto, soluzioni alternative alla permanenza degli attuali abitanti, rischierebbero di incrementare i numeri dell’emergenza abitativa nella Capitale e alimentare ulteriori conflitti e tensioni sociali. La Proposta intende dunque sanare l’occupazione abitativa attraverso la realizzazione al piano terra di una piazza pubblica con spazi sociali e servizi per la città e ai piani superiori la costruzione di alloggi ERP di diversi tagli da assegnare tramite Bando Speciale a coloro che ne hanno il titolo tra gli attuali occupanti.
Riproducibilità dell’intervento
Uno degli obiettivi della Proposta è quello di giungere alla definizione di linee guida operative, estensibili e applicabili a contesti analoghi, in cui è l’approccio informale ad aver provveduto ad affrontare (in diversi modi) l’emergenza abitativa di nuclei familiari in difficoltà. Scopo ultimo dell’intervento è il traghettamento consensuale e attivo degli abitanti verso situazioni di legalità abitativa, formalità, certezza e qualità dell’abitazione, salvaguardando l’interesse pubblico, le peculiarità interculturali e, contemporaneamente provando a innestare nel processo procedure di gestione da parte di operatori privilegiati (imprese sociali o gestori sociali), soggetti pubblici o misti, con approcci tesi all’economia circolare e alla qualità sociale del processo. Negli ultimi anni, infatti, si è manifestata una nuova generazione di attori urbani, capaci di inquadrare la propria visione d’impresa coniugando l’uso del capitale territoriale fisso pubblico, la creazione di valore sociale, la circolarità economica, la capacità di intercettare diversi finanziamenti pubblici, l’uso di strumenti innovativi di finanziamento, l’accesso al credito e gli strumenti della finanza etica, la gestione, la trasformazione, la riqualificazione urbana e, infine, un nuovo modello di welfare. Porto Fluviale per le caratteristiche sociali, culturali, spaziali e architettoniche ben si presta come caso pilota per la costruzione di linee guida operative capaci di attivare processi virtuosi di rigenerazione urbana e sociale.
Azioni e processi inclusivi. Processo di co-progettazione attivato
|
ENTI PUBBLICI |
RUOLO O ATTIVITÀ SVOLTA |
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1 |
Comune di Roma |
Soggetto
proponente. |
2 |
Ministero
dell’Aeronautica Militare |
Mette a
disposizione l’area per lo sviluppo della proposta e, in caso di
finanziamento si è impegnato a cedere l’immobile tramite procedura di
Federalismo Culturale. |
3 |
Ministero per
i Beni e le attività culturali e per il turismo - Soprintendenza Speciale
Archeologica Belle Arti e Paesaggio di Roma |
Consultazione
in fase di progettazione e formulazione di
parere favorevole di competenza (ai sensi dell’art. 21, co. 4 del
D.Lgs. 42/2004) relativo allo studio di prefattibilità, con prescrizioni già
accolte dalla Proposta presentata. |
4 |
Regione Lazio |
Attesta
coerenza e congruenza delle Proposta con l’attuazione di specifiche politiche
regionali. |
5 |
Municipio VIII |
Adesione alla
Proposta, collaborazione al progetto, partecipazione e condivisione con la
cittadinanza, partecipazione alla gestione dei servizi attivati dalla
Proposta. (Memoria di Giunta Municipale Rep. 6/2021 Prot. 19268 del
03.03.2021). |
6 |
Università
degli Studi Roma Tre – Dipartimento di Architettura |
Collaborazione
e supporto scientifico allo sviluppo della Proposta. Attivazione di
un gruppo di lavoro interdisciplinare composto dai docenti del Dipartimento
per il supporto al Comune nella costruzione della Proposta. Attivazione di
un Laboratorio partecipato di co-progettazione con gli abitanti di Porto
Fluviale, per la redazione condivisa del progetto. Disponibilità all’assistenza,
monitoraggio e accompagnamento sociale durante le successive fasi progettuali
e la realizzazione dei lavori. Disponibilità
ad attivare una sala studio nei futuri spazi al piano terra della Proposta. |
7 |
Università
LUISS Guido Carli |
Supporto alla
costruzione e allo sviluppo del progetto di governance. Partecipazione
agli incontri di co-progettazione. |
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ASSOCIAZIONI CULTURALI -
REALTA’ TERRITORIALI – SOGGETTI PORIVATI |
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1 |
Centro Sociale
Anziani – Associazione di promozione sociale Ostiense-Ex Mercati Generali |
Disponibilità
a sviluppare e implementare nel progetto una cooperazione multisettoriale e
multidisciplinare che permetta il diretto coinvolgimento dell’utenza nella
realizzazione dell’integrazione del ruolo degli anziani nei progetti
finalizzati alla ricerca e alla contemporaneità dei linguaggi. |
2 |
Comù –
Cooperazione e Mutualismo APS
|
Sostegno e
disponibilità a promuovere negli spazi del progetto la produzione, la
conoscenza e la disseminazione di buone pratiche nel campo della cooperazione
e del mutualismo, a organizzare e diffondere eventi culturali, artistici e
ricreativi accessibili a tutta la cittadinanza. |
3 |
Variabile
(sala da tè) |
Disponibilità a co-gestire gli spazi della Sala da Te in un’ottica eco-sostenibile e di connessione tra gli spazi socioculturali del piano terra, promovendo scambi commutativi tra i laboratori, il territorio circostante e la città. In particolare, si propone per la cura dell’area ristorativa con prodotti a km0, la divulgazione di tecniche di autoproduzione di materie prime, allo scambio di saperi, al baratto, a una banca del tempo, alla sperimentazione di una criptovaluta sociale che trae valore dalla condivisione delle competenze, a delle aree espositive per artisti e artigiani. |
4 |
Comunità di
Sant’Egidio |
Sostegno al
progetto e disponibilità, in quanto soggetto presente nell’area di
intervento, al coinvolgimento in attività legate all’ecologia e alla
solidarietà e percorsi di assistenza e inserimento lavorativo per soggetti
fragili. |
5 |
Ciclofficina |
Disponibilità
a co-gestire gli spazi dell’attuale laboratorio artigiano di riparazione
“ciclofficina”, implementandolo come nuovo Centro di Mobilità Sostenibile. |
6 |
OroOra (oreficeria) |
Disponibilità a
co-gestire il laboratorio artigiano di oreficeria con corsi di formazione su
tecniche tradizionali meccanici, a cera persa e digitali attraverso le stampanti
3D |
7 |
Non perdere il
filo (sartoria) |
Disponibilità a
co-gestire il laboratorio artigiano di sartoria con corsi di formazione su
tecniche tradizionali mirati alla riqualificazione delle competenze di
persone disoccupate per il riciclo ed il rammendo, in sinergia con gli altri
laboratori previsti dal progetto |
8 |
Circofficina |
Disponibilità
a co-gestire gli spazi dell’attuale “circofficina”, implementandolo con corsi
di danza e di attività formative per tutte le fasce di età |
9 |
Scuola Romana
di CIRCO |
Disponibilità a
partecipare al progetto e a promuovere negli spazi previsti la cultura del
circo contemporaneo attraverso attività di
laboratori e di spettacoli per tutte le fasce di età con particolare
attenzione alle famiglie, in collaborazione con l’associazione culturale
Circofficina. Comunicare e diffondere le attività in programma e le finalità
del progetto. |
10 |
Oz – Officine
Zero |
Disponibilità
a partecipare al progetto e a promuovere attività, di artigianato,
commerciali o di servizi, finalizzate all'inserimento o al reinserimento
lavorativo delle persone. |
11 |
Stalker |
Sostegno al
progetto e disponibilità a partecipare al progetto attraverso
l’organizzazione di circostanze artistiche collettive e comunitarie di
supporto alla Comunità di Porto Fluviale, il quartiere e la città. |
12 |
4RealTrue2 |
Sostegno e
coinvolgimento nel progetto finalizzato a promuovere la conoscenza e la
disseminazione di pratiche legate al corpo all’espressività e al benessere
psico-fisico e all’attivazione di laboratori di danza e di ricerca sul
movimento, progetti di esplorazione del paesaggio urbano e di abitazione
artistica dello spazio pubblico. |
13 |
BIN Basic
Income Network |
Disponibilità
a organizzare iniziative di ricerca, formazione e divulgazione, sui temi
dell’esclusione sociale. |
14 |
All Reds Rugby
Roma |
Disponibilità
a collaborare con Porto Fluviale RecHouse al fine di disseminare nel
territorio sensibilità, spirito di squadra, cooperazione nel campo dello
sport popolare. Nello specifico la suddetta collaborazione prevede momenti di
sport partecipati da tutte le abilità, approfondimenti sui metodi e le
discipline più orizzontali e
la ricerca di un sano rapporto con la competizione sportiva e la
partecipazione. |
15 |
I MESH |
Disponibilità
a sperimentare nel progetto lo sviluppo
di moduli tessili sperimentali con piena integrazione fotovoltaica |
16 |
PINGO |
Disponibilità
a favorire la partecipazione e il coinvolgimento del territorio, insieme a
processi di inclusione e integrazione rivolti a soggetti svantaggiati. |
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