
di Francesco
Careri e Serena Olcuire
per il Master Studi del Territorio / Environmental
Humanities
pubblicato in U3 #02 UrbanisticaTre, 2019, pp. 5-7
Sulla pagina del sito del Master il primo anno galleggiavano due astronauti: sotto di loro il mondo, molto vicino, che offriva paesaggi di urbanità informali, di tessuti urbani vernacolari e territori esotico-industriali. Gli astronauti ci raccontavano di uno sguardo strabico, che riusciva per un lato ad osservare il territorio urbano planandovi ed esplorandolo direttamente, calpestandone il suolo ed esperendone l’atmosfera; dall’altro, a conservare le migliaia di chilometri utili per orbitarvi intorno ed osservarlo da lontano (distanza necessaria, a volte, sia per una analisi critica che per scatenare gli immaginari dei luoghi che non conosciamo).
Il secondo anno da
Pompei è arrivata la tuffatrice, un brulicare di tuffatrici e tuffatori color
rosso pompeiano, che si lanciano e riemergono da uno specchio d’acqua sullo
sfondo della Città dello Sport, capolavoro dell’incompiuto romano dell’archistar
Santiago Calatrava. Le tuffatrici ci sollecitavano sullo sprofondare,
sull’immergersi, e poi, appunto, sull’emergere: l’emergenza, nel doppio significato della parola, e dunque
l’allarme per il pericolo repentino di un fenomeno in atto, ma anche
l’emersione di circostanze, dinamiche e spazi che da quel pericolo possono
salvarci.










