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12/03/14

Laboratorio MOtO. Si parte!


MOtO Lab
Laboratorio didattico Mattatoio One to One

 date fase 1: 11-18-24-31 marzo, 14-15 aprile
 date fase 2: 5-10 maggio.

Il Dipartimento di Architettura, nell’ambito della ricerca dipartimentale MOtO – Mattatoio One to One e AUT – Archivio Urbano Testaccio, coordinata da Francesco Careri, organizza un Laboratorio di progettazione per la ridefinizione dei  luoghi dell’Ex Mattatoio e degli spazi urbani limitrofi del quartiere Testaccio a Roma. 
MOtO Lab  si articola in due fasi:
×        Descrizione, interpretazione, diagnosi.
×        Progettazione e autocostruzione .

08/12/13

Piazza dell'artigianato n°0 / Green Industrial Spaces - Febbraio/Maggio 2013







PIAZZA DELL'ARTIGIANATO un progetto di Fondazione March Arte Contemporanea
WORKSHOP DI FRANCESCO CARERI CON I GRUPPI: Aspra.menteNinanòOrizzontale, Publink
Giovedì 23 maggio è stata inaugurata Piazza dell'Artigianato 0, una nuova piazza di Villa del Conte, un progetto realizzato da 4 collettivi: Aspramente, Ninanò, Orizzontale, Publink, in collaborazione con Francesco Careri (Stalker).
Il progetto è lo step conclusivo del progetto Green Industrial Space che gode del contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo tramite il bando “Culturalmente” e della collaborazione e patrocinio del Comune di Villa del Conte e di Lago spa.

07/12/13

Mattatoio Cantiere Non Comune

Luigi Ghirri, Mattatoio, 1980
di Francesco Careri
in corso di pubblicazione negli atti del convegno "Mattatoio Cantiere Comune" a cura di Insula Architetti

Extencion
Tra le università sudamericane e le nostre università c’è una differenza fondamentale: noi dividiamo tutto in due, ossia didattica e ricerca, mentre il sistema universitario latinoamericano è diviso in tre, ossia didattica, ricerca ed “extencion”. L’extension è semplicemente quella che dovrebbe essere la naturale estensione della ricerca e della didattica nella società. È molto vicino a quello che in inglese si chiama “outreach” e che in italiano si potrebbe tradurre in “la ricaduta della ricerca”. Ma in realtà è molto di più di questo. La parola extencion ci dice che la ricaduta deve essere non solo nel mondo della conoscenza o genericamente nella società, ma proprio nel territorio, una sorta di riterritorializzazione della ricerca. E ancora che l’estensione deve avvenire in una maniera diretta, come vero e proprio “corpo a corpo con la città” che coinvolge gli studenti (non solo di architettura, ma anche sociologia, antropologia, arte e soprattutto medicina) nell’affrontare i problemi atavici che affliggono le grandi città. L’extencion raggiunge quindi due obiettivi fondamentali: gli studenti non raggiungono solo una conoscenza teorica, ma applicano nella realtà i loro studi; i cittadini hanno la possibilità di verificare direttamente sulle loro vite i risultati della ricerca e della didattica. È da qui che in quei paesi viene quell’indiscusso riconoscimento del ruolo sociale dell’università e della cultura, che manca sempre più dalle nostre parti.

Parchetto Feronia, Pietralata, Roma.


di Francesco Careri e Maria Rocco (LAC_Laboratorio di Arti Civiche)
in corso di pubblicazione su www.nipmagazine.it

Ci arriviamo di venerdì pomeriggio alla fine di una lunga camminata cominciata di buon mattino dalla nuova stazione Tiburtina, passando per cantieri, grandi sommovimenti di terra, accampamenti rom e cacciatori di reperti bellici. È la prima camminata con gli studenti del nuovo Master[1] stiamo per tornare a casa quando sulla strada verso la metro vediamo una rete aperta. Dietro c’è un fitto canneto, dei rovi e un sentiero che si inoltra. Troppo invitante per non entrarci. Ci infiliamo. Attraversiamo borsette di finto cuoio, brandelli di abiti, forse siringhe e seguiamo il sentiero fino ad arrivare a una casetta con intorno degli orti (urbani, certamente… urbani…). Il proprietario ha messo un singolare sistema di allarme. Dei fili di ferro per terra che quando li si pesta, fanno suonare dei grappoli di bottiglie. Ingegnoso. La porta è aperta ma non c’è nessuno. Usciamo dalla sua proprietà e ci troviamo in un cantiere di palazzine che sembrano venute dal raccordo anulare a saturare i pochi brandelli di spazi vuoti ancora esistenti. Gli operai ci gridano di tornare indietro, obbediamo ma fuggendo in avanti dove tra gli sterpi si ergono due bianche porte di un campo di calcetto. Figura ormai classica delle periferie italiane, fotografiamo.

azioni

di Francesco Careri
pubblicato in Anna Lambertini, Annalisa Metta e Maria Livia Olivetti (a cura di), Città Pubblica / Paesaggi Comuni, Gangemi, Roma, pp. 23-25

“Ecologías de la acción, la actuación que tiene en cuenta su propia complejidad, riesgo, azar, iniciativa y decisión de lo inesperado y lo imprevisto.(Edgar Morin)

Che tradotto in italiano suona: “Ecologia dell’azione, l’agire che tiene in conto la sua propria complessità, il rischio, il caso, l’iniziativa e la decisione dell’inatteso e dell’imprevisto. (Edgar Morin)

È una citazione che ha trovato German Valenzuela a casa mia sfogliando il libro di Teresa Galì-Izard, Los mismos paisajes. Ideas e interpretaciones, edizioni Gustavo Gili di Barcellona. Per non perderla German l’ha scritta in una mail che ha mandato a me e a lui, da qui oggi la ricopio e incollo al principio di questa pagina. Per la verità ora l’ho anche cercata nel libro per indicare meglio la referenza, ma niente da fare, non la trovo. In ogni modo Morin da qualche parte deve averla scritta e comunque io e German ne abbiamo parlato fino a tarda sera. German Valenzuela insegna architettura a Talca in Cile, era ospite da me per lavorare insieme al workshop PICS dove abbiamo realizzato insieme a molti altri, il parco Feronia a Pietralata. German ha cominciato dicendo che questa frase spiega perfettamente quello che stiamo facendo in questi giorni: procedere alla trasformazione della città attraverso l’architettura, ma senza un progetto vero e proprio e in balia del caso e dell’imprevisto. Una scelta ecologica capace di rimanere aderente alla realtà -  ci siamo detti - capace di adattarsi al territorio nel suo divenire, di modificarsi con le azioni di tutti, con i desideri dei singoli. Io gli ho detto che è proprio quello che io intendo quando dico che non è vero che agisco senza un progetto, ma solo che il progetto è indeterminato, che non credo più in quel Progetto con la P maiuscola, il progetto determinato, che si realizza come lo si è disegnato. Ci siamo trovati d’accordo sul fatto che anche il disegno conta, è uno degli strumenti con cui controllare il processo, ma che poi durante il processo intervengono così tanti imprevisti, che poi l’opera prende una forma che al principio non era assolutamente visibile. Prende forma nella sua azione di nascere, crescere, maturare, produrre dei frutti, dare semi, per poi ricominciare.
Provo qui di seguito a scrivere su una serie di azioni e di parole su cui in questi giorni ci siamo interrogati:

10/05/12

RI-CREATIVO FESTA FINE WORKSHOP



Siamo lieti di invitarvi sabato 12 Maggio alle ore 12:30 presso la Facoltà di Architettura dell'Università di Roma3 in occasione della chiusura dei lavori del Workshop Ri-Creativo, promosso dal LAC (laboratorio arti civiche) e dalla Caritas Diocesana di Roma. Un'esperienza nuova all'interno del mondo universitario, un gruppo di studenti provenienti da architettura ed ingegneria hanno sviluppato sotto l'impulso del prof. Francesco Careri e dell'Ing. Fulvio Ferrari nuove strategie per il riciclo dei materiali, una prova sul campo per dimostrare che l'autocostruzione è una soluzione possibile all'emergenza casa, dove abitanti, in questo caso
studenti, insieme ad ingegneri ed architetti hanno studiato nuove forme del costruire, destinate a future coopertaive di abitanti.
La grande aderenza da parte degli studenti ai principi del riuso dei materiali e del problema dell'emergenza casa, evidenzia l'attualità di queste tematiche, aprendo nuovi orizzonti alla loro interazione, alla
progettazione su varie scale, dimostrando che esistono soluzioni possibili alla crescente richiesta di alloggi, se ricerca e volontà si uniscono con la creatività e la sperimentazione.

28/02/11

Savorengo Ker. Il film!

Savorengo Ker, il film

di Francesco Careri
(testo scritto per accompagnare l'uscita del libro+dvd non pubblicato.
il film "c'era una volta savorengo ker di Fabrizio Boni e Giorgio De Finis (2009)
è interamente scaricaile on line su vimeo insime a tutto l'achivio video)
Il film racconta una storia inverosimile, è la storia di una casa di legno costruita in un campo Rom, una piccola casetta che ha fatto sognare tante persone e ha ne ha fatto infuriare ancora di più. È una storia breve - i sei mesi di vita di questa casetta - ma che ha radici in un conflitto che dura dalle origini stesse dell’umanità, almeno da quando Caino, sedentario e padrone dei campi agricoli, uccise suo fratello Abele, nomade padrone di un gregge di pecore, consumando il primo omicidio della storia dell’umanità. In questo film si racconta di quando Caino e Abele - forse per la prima volta - provarono a costruire insieme una casa per tutti, per i cosiddetti “nomadi” e per i cosiddetti “sedentari”. Gli attori del film sono una miscela di persone molto diverse tra loro: i protagonisti principali sono i Rom del campo Casilino 900 e in particolare i “direttori dei lavori”, maestri nel costruire le case di legno; al loro fianco troviamo varie persone che affermano di agire in nome di Stalker Osservatorio Nomade, e poi ricercatori e dipendenti del Dipartimento di Studi Urbani, studenti, laureandi e neolaureati di diverse facoltà di architettura italiane, un professore di sociologia dedito da anni alla causa Rom, architetti, artisti, film makers, registi, fotografi, giornalisti, scrittori, amici, curiosi, parenti, e tanti bambini figli sia dei nomadi che dei sedentari. In questo film recitano anche i politici, a volte compaiono fisicamente nello schermo, altre volte sono invisibili ma gli effetti delle loro meschinità influiscono sulla trama e alla fine li vediamo sorridere quando intorno tutti quanti piangono.