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23/03/21

Porto Fluviale RecHouse


Insieme a studenti e docenti del Dipartimento di Architettura di Roma TRE abbiamo partecipato alla stesura del progetto Porto Fluviale RecHouse, presentato dal Comune di Roma, insieme ai Progetti di Tor Bella Monaca e di Cardinal Capranica, 
al Bando PINQuA del MIT sulla rigenerazione urbana e di innovazione sulla qualità dell'abitare. 
Al progetto abbiamo lavorato in tanti e in coda al testo troverete tutti i nomi, ma è importante intanto dire che il progetto è stato disegnato attraverso una lunga fase di co-progettazione, che ha visto lavorare insieme la comunità che attualmente occupa lo stabile come Movimento per il Diritto all'Abitare, il Comune di Roma e in particolare l'Assessorato all'Urbanistica, il Municipio VIII, le Università Roma Tre, Luiss e Sapienza, con il sostegno della Regione Lazio, dell'Aeronautica Militare, del Mibact e di molte associazioni cittadine e di quartiere. E' un progetto molto ambizioso che se verrà finanziato e realizzato, come speriamo, potrà fare da apripista per risolvere molte situazioni sospese da anni nella nostra città e non solo. I risultati si sapranno a metà maggio. Di seguito riportiamo alcuni brani dalla relazione del progetto:
 
"Denominazione dell’intervento: Recupero partecipato del patrimonio artistico e sociale dell’immobile vincolato e occupato denominato “Ex - Direzione Magazzini del Commissariato” a Roma.

Descrizione dell’intervento:
L’Ambito della Proposta ha i seguenti obiettivi: recuperare un bene vincolato, rifunzionalizzando un immobile dismesso, senza consumo di suolo e in un'ottica di sostenibilità e densificazione; incrementare il patrimonio di edilizia sociale; ridurre il disagio abitativo con un processo di integrazione sociale di una occupazione abitativa; dotare il quartiere di un nuovo spazio pubblico; utilizzare modalità innovative di gestione; attivare un processo partecipativo; incrementare la “mixité”. L'ambito di intervento è il recupero edilizio e sociale di una ex-caserma a Roma, dichiarata bene di interesse storico-artistico dal Mibact e di proprietà dell'Aeronautica Militare, che la mette a disposizione con la procedura del Federalismo Culturale.


L’edificio è oggetto dal 2003 di un'occupazione abitativa di 56 nuclei familiari provenienti da 13 differenti nazioni, che hanno sviluppato interessanti forme di convivenza interculturale. Il progetto intende mantenere la comunità, già inserita nella vita del quartiere e già attiva nella fase di co-progettazione, attraverso Bando Speciale nel rispetto dei requisiti per l'accesso all'Edilizia Residenziale Pubblica e Avviso di Co-progettazione per gli spazi comuni. La terrazza ospiterà un giardino fotovoltaico, che potrà consentire l'attivazione di una comunità energetica, gestita attraverso il Bim, impiegato nella progettazione e nella gestione della turnazione nel cantiere. 

Il cortile sarà una piazza pubblica aperta al quartiere, attivando insieme all’VIII Municipio di Roma: mercato a Km0; sportello antiviolenza; usi civici e collettivi intergenerazionali e tecnologico-digitali per didattica a distanza e trasferimento tecnologico. Al fine di valorizzare le attività esistenti, saranno implementati gli spazi per l’artigianato, per l’allenamento circense e la danza, la sala da tè e un centro di mobilità sostenibile collegato alla pista ciclabile verso Metro Piramide da realizzare secondo le previsioni del PUMS (Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile).

24/05/18

C.I.R.C.O. una proposta alla città di Roma


CIRCO – Casa Irrinunciabile per la Ricreazione Civica e l’Ospitalità
https://laboratoriocirco.wordpress.com/

Si propone di sostituire la macchina dell’Accoglienza con una rete di luoghi fondati sull’Ospitalità. “Accoglienza” è una parola unidirezionale, che rimanda ai bisogni, a coperte, pasti caldi, assistenza legale e sanitaria, ad accudire i corpi e non le persone con i loro desideri. “Ospitalità” si basa invece su uno scambio reciproco tra chi ospita e chi è ospitato, guarda all’ospite come un portatore del dono, di cultura, di risorse. La parola greca xenía è il dono che l’ospitante fa all’ospitato, ed è anche il complesso di regole reciproche che sono alla base dell’ospitalità, che era sacra in tutto il mondo antico. Roma è oggi l’unica capitale europea che dopo il grande esodo del 2015 non ha approntato una strategia di accoglienza.

07/12/13

Roma. I migranti, i senza tetto e il diritto alla città

di Francesco Careri e Azzurra Muzzonigro

Sabato 26 maggio, via prenestina 913, ore 22,30. Siamo qui per una mostra del MAAM, un acronimo che sta per Museo dell’Arte e dell’Altrove di Metropoliz, e che fa il verso al MAXXI al MACRO e ai molti musei inaugurati nelle città italiane nell’ultimo decennio. Entriamo dal cancello, attraversiamo la piazza del Campidoglio ridisegnata a terra scientificamente dai nostri studenti di architettura e seguendo la musica tra i corridoi della fabbrica, arriviamo a un jam session di ragamuffin in un’atmosfera da inizio anni 90, con il sound system che pompa i bassi. 

18/05/12

LA CITTA' METICCIA alla Biennale dello Spazio Pubblico di Roma 2011

LA CITTÀ METICCIA
SESSIONE TEMATICA DELLA BIENNALE DELLO SPAZIO PUBBLICO
PROMOSSA DA INU - ISTITUTO NAZIONALE DI URBANISTICA
SABATO 14 MAGGIO, ORE 9,30 – AULA F
Ex Mattatoio di Tesaccio, Facoltà di Architettura di Roma Tre

Il tema di questa sessione è quello delle occupazioni a scopo abitativo, osservate non solo come efficaci risposte al problema della casa, ma come interessanti laboratori di spazi pubblici interculturali. Da diversi anni nelle occupazioni la popolazione di origine straniera ha superato quella di origine italiana, ed è lì che si sta sperimentando la città meticcia abitata da popoli provenienti dai cinque continenti. Sono realtà che spesso hanno molto da insegnare al resto della città per quanto riguarda le contaminazioni tra le diverse culture e che recentemente sono state capaci anche di includere comunità di Rom altrimenti destinate a vivere in baraccopoli o in campi fuori dalla città. Le occupazioni, quindi, lette come condomini interculturali dove oltre alle case esistono cortili, giardini, spazi di soglia, spazi comuni ormai estinti nel resto della città. Ma le occupazioni anche come luoghi dove la città ha difficoltà ad entrare e da cui è problematico uscire, enclave le cui mura diventano a volte barriere fisiche insormontabili come i muri dei pregiudizi che le circondano. Sono tante le domande che maturano: Che tipi di spazio pubblico si producono nelle occupazioni? Che ricchezza potrebbero offrire ai quartieri intorno? Come vivono gli occupanti gli spazi pubblici della città? Come rendere permeabili i confini e contaminare il dentro con il fuori e viceversa? Come può entrare la città preservando le caratteristiche di città altra di questi luoghi?
Ne discutono gli abitanti di tre occupazioni - Metropoliz, Tempesta e Porto Fluviale – insieme a Pidgin City, gruppo di ricerca attivato dal Dipartimento di Studi Urbani di Roma Tre, con ricercatori di diverse Università.

31/10/11

Dalla Torre di Babele a Pidgin City


Dalla Torre di Babele a Pidgin City
di Francesco Careri
(scritto in occasione del Seminario di Ricerca Interdisciplinare di Ferrara 27.28.29-6-2011
Sessione: PROGETT-AZIONE a cura di Carlo Cellamare)









Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l'un l'altro: "Venite, facciamoci mattoni e cociamoli al fuoco". Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: "Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra". Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: "Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell’altro"Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo di là si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra. (Bibbia, libro della Genesi 11, 1-9)

20/11/10

è qui new babylon?

E’ qui New Babylon?
di Francesco Careri
(articolo pubblicato su "lo squaderno n°18" “lo squaderno” n° 18, The value of places / Il valore dei luoghi, December 2010, pp. 61-65, traduzione inglese dal link)

La prima volta che incontro Constant è nel suo studio ad Amsterdam nel gennaio 2000. Parliamo di New Babylon ville nomade, del rapporto che lui aveva con i gitani (parlavamo in francese), del terrain vague come spazio neobabilonese. Per tutta risposta mi indica una grande finestra tappata, e mi racconta che dietro c’era un terrain vague in cui fino a dieci anni prima si accampava un gruppo di Sinti, facevano fuochi, feste e musica e lui ogni tanto andava a trovarli. Era diventato amico di alcuni musicisti gitani con cui facevano delle serate e suonavano nelle feste degli amici. Finchè i Sinti se ne erano dovuti andare per far posto al nuovo quartiere, e lui aveva deciso di chiudere la finestra con un cartone: non si vedeva più niente di interessante, New Babylon non c’era più, si era spostata in qualche altro terrain vague della Terra. È da allora che mi chiedo se il terrain vague debba essere l’unico luogo disponibile all’abitare dei Rom o se non si possano immaginare luoghi dove sperimentare New Babylon più stabilmente. Se il popolo Rom porta veramente con sé i semi di New Babylon, e se nei loro accampamenti ci sia veramente una New Babylon in nuce. Soprattutto se non sia possibile cominciare a lavorare con loro per costruire una New Babylon che non sia né una baraccopoli infestata di ratti né una megastruttura ipertecnologica.