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30/03/22

Autodialogo su CIRCO

Articolo pubblicato in: Laboratorio CIRCO (eds), CIRCO. Un immaginario di città ospitale, Bordeaux Edizioni, Roma 2021, pp. 21-32

Tutti gli anni, verso il mese di marzo,

una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio,

e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni.

Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero,

che si presentò col nome di Melquíades, diede una truculenta manifestazione pubblica

di quella che egli stesso chiamava l’ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.(Gabriel Garcìa Màrquez, Cent’anni di solitudine, 1969)

Domanda: Ci piacerebbe ricostruire la genealogia del progetto CIRCO come l’ultima tappa di un percorso più lungo alla ricerca di uno spazio di relazione con l’alterità, tra l’andare e lo stare, tra nomadismo e sedentarietà. Se tu dovessi trovare un inizio da dove cominceresti?

Walkabout Pasolini


Articolo pubblicato in:
 
Walkabout Pasolini, in: María Bastianes y Andrés Catalán (ed. y trad.), Pier Paolo Pasolini, Maravillosa y mísera ciudad, Ultramarinos, Barcelona, 2022.

Il 24 maggio del 1958 su “Vie Nuove”, rivista del Partito Comunista italiano, viene pubblicato a firma di Pier Paolo Pasolini, il Viaggio dentro Roma e dintorni, con tre articoli sulle recenti trasformazioni urbanistiche e sociali di Roma: il fronte della città, i tuguri, i campi di concentramento.[1] Due anni prima, nel marzo del 1956 c’era stata una grande nevicata fuori stagione, che aveva completamente isolato dal centro della città i nuovi insediamenti informali nati nelle periferie. Migliaia di persone all’improvviso erano rimaste al freddo, senza cibo né acqua. Per portare i primi aiuti si era attivato un gruppo di intellettuali comunisti tra i quali Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante e Alberto Moravia[2]. Da queste prime esplorazioni era nata una famosa inchiesta sulla situazione delle Borgate Romane, condotta dall’antropologo Franco Cagnetta, con la documentazione fotografica di Franco Pinna, gli studi sulle condizioni alimentari e sanitarie di Giovanni Berlinguer, i primi studi di etnomusicologia di Giorgio Nataletti e Diego Carpitella. È da quella inchiesta che cominciò quel dibattito politico sulla necessità di costruire nuovi quartieri popolari, che avrebbe portato venti anni dopo alla costruzione del primo grande Piano di Edilizia Economica e Popolare (P.E.E.P.), ossia la nuova trasformazione urbana che Pasolini non ha avuto il tempo di vedere.

19/09/17

CAMMINARE A LIMA 12-17 giugno 2017



TRE CAMMINATE A LIMA
DALLE ANDE AL MARE COME FOSSIMO GOCCE D'ACQUA
Lima, 12 - 17 giugno 2017 _ PUCP Pontificia Universidad Catolica del Perù
a cura di gruppo di ricerca EMPLAZAR Espacio + Arte + Publico
MAPP - Maestría en Arquitectura y Procesos Proyectuales

Chi perde tempo, guadagna spazio

A-ghost city, Marco Passaro, Esplorazione da porta San Giovanni
Intervista di Valeria Verdolini a Francesco Careri per Associazione Jazzi

L’associazione Jazzi si occupa dell’abitare la natura e del recupero dei percorsi lenti. Nella nostra ricerca abbiamo incontrato il lavoro di “Walkscapes” che ci sembra un ottimo spunto di ricerca e riflessione. Ne parliamo con l’autore, Francesco Careri, docente di Arti Civiche all’Università di Roma Tre. 

Dalla biografia si evince che la tua è una formazione in studi architettonici. Come inizi ad occuparti del camminare?

PASEAR, DETENERSE


CAMMINARE, FERMARSI è il titolo del mio ultimo libro uscito per l'editore Gustavo Gili, in spagnolo e in portoghese. Spero che prima o poi ci sarà un'edizione italiana. Qui trovate intanto l'introduzione in italiano e un manifesto neobabilonico:

12/03/17

XENEIDE IL DONO DELL'ALTRO / IL VIAGGIO corso di arti civiche 2017

a cura di Stalker e No Working
in collaborazione il con Corso di Arti Civiche

Latini, Troiani, concittadini del mondo intero,

in occasione del Natale di Roma intraprenderemo un viaggio nei meandri del tempo, nelle terre rimosse del Latium Vetus, dalla foce del Numico, mitico approdo di Enea, fino al Monte Cavo, il luogo più sacro agli antichi, profanato oggi dalle mortifere antenne della falsa informazione.
Il fato ci chiama a rimettere in moto le ruote del tempo, a tornare a tessere il filo del destino di Roma, Universale, Ospitale e Meticcia, figlia del Sole e della Luna, Madre di quella umanità a venire che non conoscerà più né confini né guerre.


Viaggeremo in un tempo non lineare dove il passato può aiutarci a illuminare il futuro e il futuro a dar forma al passato: non dimentichiamoci che Saturno, dio del Tempo, chiede rifugio a Giano sul sito dove nascerà Roma per diventare lì il re dell’età dell’Oro, per il cui ritorno Roma viene fondata. Il labirinto, architettura di questo perdersi tra passato e futuro e la danza che ne simboleggia l’attraversamento costituiranno la nostra bussola. Lo scudo sarà la cartografia di un fato da interpretare attraverso l’esperienza del nostro cammino. La nave è lo strumento di un viaggio in un presente che diventa altro per fuggire un tempo ormai consumato e trovar rifugio in un tempo migliore. Il tempo in cui Roma verrà di nuovo fondata da profughi troiani e abitanti latini, sabini, greci etruschi… E chissà chi altro ci sarà.

Dal 21 al 23 aprile saremo in viaggio sulle tracce di Enea,
chiunque è invitato a condividere con noi il cammino.


la mappa della camminata su google maps è qui

03/12/15

11-12 dicembre INVITO ALL'OPERA













INVITO ALL'OPERA:
Ricordando JACQUES SIMON
Pablo Georgieff | COLOCO
Incontri del  TERZO LUOGO
ONEtoONE pedagogies
sull’ANSIA dell’ANIENE

26/03/15

Walking as Civic Art.

Patrick Geddes with residents of the Scots College,
Montpellier 1930.
Camminare come Arte Civica 
(o dove si narra del perché di questo corso con questo nome...) articolo scritto per un catalogo di arte sul camminare, ma rifiutato perchè troppo personale...

abajo hay una traducion castillana

Nel 1913 Patrick Geddes, già affermato biologo di Edimburgo, inventa Civics un nuovo corso universitario dedicato allo studio pratico della città, vista attraverso gli occhi di Darwin, applicando l’evoluzionismo alla civitas. È la nascita di una nuova disciplina ancora inesistente: l’urbanistica itinerante, una Scienza Civica che propone agli studenti e futuri planners, di immergersi direttamente tra le sue pieghe, di “sottrarsi alle correnti astrazioni dell’economia e della politica, nelle quali siamo stati tutti più o meno allevati, per tornare allo studio concreto da cui la politica e la filosofia sociale ebbero origine in passato, ma dal quale si sono in seguito allontanate: quello delle città come sono, o piuttosto così come le vediamo crescere”.[1] L’urbanistica nasce dunque a piedi, in modo labirintico e partecipativo, un metodo deambulatorio che permette di leggere e trasformare le città. Il cui prodotto non è una visione astratta e zenitale di statiche mappe colorate in zone funzionali, ma piuttosto un racconto fenomenologico evolutivo, descritto da un punto di vista orizzontale messo in movimento camminando tra le pieghe della città: la survey walk.

19/02/15

Lorenzo Romito. Walking out of contemporary

http://walkingoutofcontemporary.com/outofcontemporary/

Walking out of contemporary
Lorenzo Romito

see the video of Transnational dialogues


We are living in a time that for too long has been exhausted, that exhausts us but never itself. A strong critique of the political and social aspects of this time exists, there is a heightened awareness of social inequality, and there is a strong critique of neoliberalism, but what remains inadequate and unclear is a critique of the cultural model, a model that is unmistakably still able to captivate and thus to inhibit the construction of a cultural movement directed at overcoming it.

22/08/14

Glossaire Stopscapes @ ADDITIONALDOCUMENT

Il secondo numero della bellissima rivista on line Additional Document è interamente dedicato al camminare.
c'è anche il mio articolo che segue:


FRANCH AND ENGLISH TEXT ON
http://additionaldocument.org/2/#2/24.4/10.5

Glossaire Stopscapes
di Francesco Careri

Dopo tanto camminare da qualche tempo ho cominciato a riflettere sul fermarsi e su un possibile prossimo libro che potrebbe avere questo titolo: Stopscapes. Il fermarsi come pratica estetica. Cosa produce il fermarsi? Cosa induce a fermarsi? Come si sceglie il luogo in cui fermarsi? Quando arriva il Tempo del fermarsi? Esiste un archetipo del fermarsi? Esistono artisti che del fermarsi fanno la loro pratica poetica? Sono una serie di questioni che avevo affrontato scrivendo Walkscapes e che rimangono ancora aperte soprattutto se le si trasla sulla durata, dalla pausa di un momento del camminare nomade a quello di uno stop prolungato, quasi sedentario. Il camminare sembrava esprimere una natura antiachitettonica e quindi raccontare il camminare in quanto architettura era un concetto che doveva essere costruito e argomentato, nel fermarsi invece la relazione con l’architettura sembrerebbe più facile e diretta: quando ci si ferma nascerebbe l’architettura. Nel prossimo libro vorrei invece provare a prolungare anche nel fermarsi un modo nomade di approcciare al tema.

17/02/14

Marcher dans la ville. Francesco Careri @ Toulouse 21 fèvrier

Le 21 février 2014

isdaT (Institut Supérieur Des Arts de Toulouse) 
École des Beaux-Arts de beaux-ats (amphi A)

Journée d'étude organisée par le CERTOP et le CAS (Poéthiques)

Le déploiement massif et continu des technologies et de l’urbanisme modernes a eu tendance à nous faire oublier que la ville est avant tout un lieu où l’on marche, un lieu que l’on explore, un lieu où l’on rêve, se perd, se retrouve et se rencontre.
L’ambition de cette journée est de croiser les perspectives des lettres, des sciences sociales et du design pour souligner les enjeux culturels, existentiels et politiques d’une meilleure prise en compte de la marche dans la ville.
JE co-organisée par le CERTOP (Cédric Calvignac et Franck Cochoy, avec l’aide de Christelle Abraham) et le CAS (Poéthiques) (Nathalie Cochoy) de l’Université Toulouse le Mirail, en partenariat avec l’institut supérieur des arts de Toulouse (Nathalie Bruyère) avec le soutien de l’ANR.

info: http://www.univ-tlse2.fr/accueil/agenda/marcher-dans-la-ville-298608.kjsp

20/04/12

Talca, o una loca geografia


Exposición “Talca, una loca geografía”.
                                    
Mañana viernes 20 de abril a partir de las 17.30 horas, en el Campus Lircay de la Universidad de Talca, en el sector ubicado entre el gimnasio y la carretera, al interior de una carpa gitana se realizará el cierre del Workshop “Arte Cívica” organizado por la Escuela de Arquitectura de la Universidad de Talca.  El workshop ha sido dirigido por el arquitecto Francesco Careri, profesor invitado por el Ministerio de Educación de Chile, proveniente de la Universidad Roma Tre, Italia y los profesores de nuestra Universidad, Germán Valenzuela y Carlos Candia.
La actividad se enmarca en el curso de Investigación 5, dentro del cual 60 estudiantes  rodearon la ciudad de Talca caminando a través de sus márgenes e intentando descubrir y graficar esa desconocida geografía. La instalación está integrada por mapas y videos que dan cuenta de los conflictos y aspiraciones de la ciudadanía que habita en el margen de Talca.

Informaciones:
Web: http://talca.org/cursos/investigacion/   (sitio en construcción)
Fono asistente escuela, Roxana Pérez:  071-201762
Fono Profesor Francesco Careri:  09-73620826

08/02/12

è uscito l' O di Roma


di Tommaso Giartosio
Seguire una forma, «come un poeta cerca una rima». Così nasce una strana scommessa: viaggiare a piedi attorno alla propria città lungo una circonferenza perfetta, attraversando palazzi, caserme, musei, discariche, campi da calcio, cimiteri, binari, fiumi, e bussando a tutte le porte pur di non scostarsi di un metro dalla propria rotta. Il cerchio magico si anima di presenze antiche e moderne. Accanto a Rilke, Borges e Leopardi troviamo seminaristi scettici e suore anarchiche, poliziotte sospettose e carabinieri incantevoli, geometri appassionati e operai noir. E lo scrittore-viaggiatore, che cerca di capire il suo viaggio e la sua scrittura: «La verità è che la mia O è l'unica O che ho».



07/02/12

CAMINADA SAO FRANCISCO, BRAZIL 29-01-2012

Caminada São Francisco
di Francesco Careri
scritto in occasione della Jornada da Habitação
per la mostra “São Paolo Calling”  blog on field
english text below

“Hospital! Hospital!” e poi “Labirinto! Labirinto!” Sono questi di due slogan che ci guidano. Li gridano gioiosamente i bambini in testa a una lunga sfilata di persone vestite di magliette bianche con cuori rossi dipinti a mano, sotto un sole impietoso tra le salite e le discese di Sao Francisco. A sfilare è a Comunidade de São Francisco, una “favela” di 35.000 persone a nord est di São Paolo che la Sehab - Secreteria Municipal de Habitação sta trasformando in “città”. È la prima Jornada da Habitação della mostra “São Paolo Calling” a cura di Stefano Boeri che nei prossimi mesi porterà altre giornate come questa in diverse zone della città.

10/03/11

su tempo spazio e camminare

Su tempo spazio e camminare
(Marina Rossi, Intervista a Francesco Careri, “OVO” n° 5/2010, Empoli, pp. 56-60.)
Tempo

M.R. : Agire sul tempo. Questo mi sembra un aspetto importante della tua azione, da affrontare prima ancora della questione dell’agire sullo spazio. Mi riferisco all’operazione di creare una situazione, una condizione, una temporalità che rompa con la scansione quotidiana: uscire dal tempo della produzione per entrare in quello del ludus.
La forma del workshop, come quella che hai messa in atto con i ragazzi con cui hai lavorato ad Empoli, mi sembra che possa inscriversi nella dimensione di un uso del tempo di questo tipo. Ha funzionato così? Si può intendere come un modo per “riappropriarsi della città e usare la città come un gioco” (cfr. Walkscapes)?
Questa costruzione di una temporalità altra, passa attraverso il camminare. E con ciò tocchiamo uno dei punti cruciali della tua elaborazione estetica.
Nel presentare il lavoro del workshop agli studenti, hai evidenziato più volte come prioritario questo camminare rispetto al lasciare tracce, o meglio rispetto all’arrivare a produrre opere. Cosa ci puoi dire del camminare come strumento critico/metodo euristico?
In particolare, ti chiederei di soffermarti su due aspetti. In primis sull’andare “a zonzo”, cioè su quanto/come l’impressione di perdere tempo o di non star facendo nulla diventi esperienza di uso alternativo del tempo e dello spazio e metodo collettivo di “abitare la città”.
F.C. : in realtà il tempo e lo spazio sono sempre collegati. Chi perde tempo guadagna spazio. Questa semplice frase che è da tempo il motto di Stalker, è forse l’unica risposta che posso dare. Si può anche declinare cosi: chi non perde tempo, non guadagna spazio. Chi ha delle barriere mentali che non gli permettono di lasciarsi andare a scavalcare in luoghi proibiti o giudicati “pericolosi”, come nel greto del fiume Arno durante la deriva notturna di Empoli, perde emozioni spaziali assolutamente inedite e a volte molto rigeneranti e sicuramente formative. Riappropriarsi del tempo da dedicare al ludus è insomma il modo più semplice di riappropriarsi degli spazi della città, una città che ormai viviamo sempre più in forma utilitaristica. Per conoscere altri spazi e situazioni è necessario un salto nell’inutile, avere una concezione antiutilitaristica del tempo, ossia giocare. Il perdersi camminando è quindi il gioco più adatto a far tendere la velocità a zero, e a portare spazio e tempo verso l’infinito. Forse non è matematicamente così, ma è così che leggo la formula V = S/T. È l’essenza stessa del camminare, dell’andare lento, del non arrivare e del “lisciare” la meta.

Camminare come strumento critico: potenza performativa del camminare.

M:R. : C’è poi una altro aspetto secondo me strettamente collegato al primo: quello della doppia valenza del camminare come atto percettivo e creativo allo stesso tempo, ciò che definisci operazione di lettura e scrittura del territorio. Vorrei chiederti qualche riflessione sul valore performativo del camminare, sul fatto che attraverso il camminare non solo si vedono territori altrimenti marginali, ma si producono luoghi. In Walkscapes scrivi: «Uno dei principali problemi dell’arte del camminare è trasmetterne in forma estetica l’esperienza».
F.C. : il perdersi camminando produce automaticamente un racconto. È il racconto condiviso dei corpi del gruppo che esplorano e percepiscono uno spazio fisico e mentale sconosciuto. È quindi necessariamente una lettura del territorio, che avviene con uno spostamento del punto di vista e quindi attraverso uno spaesamento, o se vuoi spaesaggiamento, come il guardare a testa in giù, “con la testa sotto le gambe”, come scrive Benedetto Croce. Il problema della rappresentazione si pone nel momento in cui si vuole “mettere in bella” questo il racconto prodotto automaticamente dall’esperienza. È un problema di natura estetica e di non facile soluzione. In realtà la forma più coerente dovrebbe essere quella di non lasciar tracce e vivere semplicemente l’esperienza senza interpretarla. Aldo Innocenzi che ha fatto tutti i video di Stalker, ha cercato di risolverlo portando con sé una telecamera intesa come corpo estraneo, senza guardarci mai dentro, per lasciare che il territorio si autorappresentasse senza una sua/nostra interpretazione. Abbiamo anche pensato di fare il video in super8 e mano mano che la pellicola si impressiona lasciarla cadere dietro di noi, lasciando così una scia di pellicola del video di quel territorio direttamente sul luogo appena attraversato. In questo caso la rappresentazione sarebbe istantaneamente riterritorializzata e persa comunque per sempre. Non lo abbiamo mai fatto perché la pellicola è un materiale altamente inquinante.

Attivismo. I walk (not) alone.

M. R. : Camminare può essere un modo per dare corpo al “margine”? Se e in che misura diventa azione politica e non puro esercizio sulla percezione?
Il tuo è soprattutto un camminare con gli altri. Lo era con l’esperienza Stalker, nella forma del collettivo artistico, così come lo è oggi con gli studenti empolesi, figli di migranti e figli di italiani di vecchia generazione, un gruppo di persone che deve anche imparare a conoscersi reciprocamente. Cosa cambia, quali valori si mettono in campo?
F.C. : il camminare di per sé ha già una suo valore etico, se vuoi anche politico. L’andare lento è parente della decrescita, del low tech, abbassa ai minimi termini l’appartenenza a questo mondo sempre più governato dal PIL, non consuma idrocarburi, non inquina, anzi fa anche bene al corpo e alla mente. Questo è in controtendenza con i valori che ci vengono proposti. È in questo senso che ho scelto il nome di Laboratorio di Arti Civiche per il corso peripatetico che conduco alla Facoltà di Architettura di Roma Tre e anche per il workshop di Empoli. Credo che l’urbanistica, l’architettura, l’arte pubblica, l’antropologia e sociologia urbana e tutte le discipline che si occupano oggi della città possono insieme confluire in azioni creative di ricostruzione del senso della città e del vivere comune. È in questo senso che le chiamo Arti Civiche. Ma c’è poi l’elemento formativo, quando andiamo a fare lezione in città esploriamo universi assolutamente sconosciuti, agli studenti e ai cittadini che si uniscono a noi. Oggi l’unico modo di conoscere quello che ci sta succedendo intorno è quello di andarci a portare i nostri corpi, un po’ come i dadaisti nel 1921 nella loro prima visita ai luoghi banali della città. La nostra presenza in un luogo dà senso e valore a quel luogo gli cambia di significato.

I wish

M. R. : «Cosa desideri?» è quello che avete chiesto alle persone durante la manifestazione dei migranti del primo marzo. Dalla lettura delle frasi raccolte è poi partita la riflessione che ha condotto alla progettazione dell’intervento artistico. Nel tuo libro riporti dei passaggi molto belli di Guy Debord sull’opzione di una rivoluzione fondata sul desiderio. Si può dire anche di te che stai lavorando per “costruire un modo di vivere appassionato”? Nel caso di quanto fatto ad Empoli, come si tradurrà l’esperienza del workshop in azione pubblica?

F. C. : Mi hanno colpito i desideri raccolti alla manifestazione del 1 marzo, sono desideri di una vita normale e degna di un essere umano, ed è incredibile che siano ancora oggi dei desideri rivoluzionari quando sono invece semplicemente dei diritti negati. Mi hanno colpito anche le parole del sindaco, del parroco e del portavoce del consiglio degli stranieri. E mi ha entusiasmato il mettere insieme gli studenti del liceo artistico (tutti italiani che vivono fuori dal centro) con lavoro i ragazzi di Milleunavoce (tutti stranieri che vivono e abitano il centro della città). Da questo punto di vista Empoli mi è sembrata un’isola felice e spero che il nostro lavoro potrà essere utile all’approccio multiculturale della città. Ma mi hanno colpito anche i comportamenti omologati di alcuni studenti. La loro paura a mettersi in gioco e a guardare le cose da un altro punto di vista, il loro rifiuto a scendere sull’Arno di cui ho detto sopra, l’accettazione acritica dei modelli televisivi. Per molti di loro hanno credo che il workshop abbia cominciato a scalfire i pregiudizi e le verità mediatiche che gli vengono inculcate. Molti di loro vivono già in modo “appassionato” e questa mi è sembrata la più bella delle scoperte empoletane. Il lavoro comunque è lungo, non basteranno venti anni per disfarci da quanto è stato compiuto in questo ventennio in Italia. Per ricitare ancora una volta i nostri avi: “Gli urbanisti del XXI secolo dovranno costruire delle avventure. L’atto situazioni sta più semplice consisterà nell’abolire tutte le memorie dell’uso del tempo della nostra epoca. Un epoca che, fino ad oggi ha vissuto molto al di sotto delle proprie possibilità.”