12/12/13
08/12/13
Porto Fluviale. Narrative of a urban adventure and a new idea of Piazza.
WORKSHOP with DPU 10-15 September 2012
text by Azzurra Muzzonigro for LAC_Laboratorio Arti Civiche
see the book in issu
articolo di Giorgio Talocci ecco il link
per il Laboratorio Arti Civiche: Francesco Careri, Barbara Dovarch, Azzurra Muzzonigro, Maria Rocco, Giorgio Talocci.
When we first received the proposal by the Development Planning Unit to organise the SummerLab in Rome, particularly in the squatting Porto Fluviale we (Laboratorio Arti Civiche) initially had some reserves. Mainly because we didn’t feel at ease to act as “guides” in a context in which we were just starting to build a relation. This story tells the evolution of a project, from its slim beginning to its rampant launch.
per il Laboratorio Arti Civiche: Francesco Careri, Barbara Dovarch, Azzurra Muzzonigro, Maria Rocco, Giorgio Talocci.
When we first received the proposal by the Development Planning Unit to organise the SummerLab in Rome, particularly in the squatting Porto Fluviale we (Laboratorio Arti Civiche) initially had some reserves. Mainly because we didn’t feel at ease to act as “guides” in a context in which we were just starting to build a relation. This story tells the evolution of a project, from its slim beginning to its rampant launch.
Porto Fluviale: Un’Odissea per la Casa. 2 giugno 2012

”Solo
i naufraghi, coloro i quali hanno
una
relazione debole con il capitale,
e
pertanto con il lavoro astratto,
possono
portare avanti relazioni
non-capitaliste
per produrre non-merci".
Karl
Marx.
In tempi di crisi abitativa e
speculazione immobiliare, migranti, senza casa, sfrattati come moderni Ulisse, naufraghi nella
metropoli contemporanea, trovano rifugio e sicuro approdo in una
ex-caserma da anni lasciata in abbandono. Il Porto Fluviale, come
Penelope, tesse una tela lunga 10 anni offrendo una casa a chi non ce
l'ha, ristoro ai naviganti, attività e competenze al quartiere. Ma il
cielo e' tutt'altro che sereno. Gli Speculatori Immobiliari come
Proci sono costantemente in agguato intimando a Penelope di prendere uno
di loro in matrimonio. Intanto gli Ulisse del Porto affrontano ogni sorta di
peripezia, battendo con l'astuzia i Polifemi, le maghe Circe, le Sirene, che
minacciano il proprio cammino.
Per fortuna una divinità, chiamata
Diritto all'Abitare, li protegge dall'Olimpo...
Good buy Roma
Il film "Good Buy Roma" realizzato da Margherita Pisano e Gaetano Crivaroe si trova in DVD all'interno del libro "Quasi Roma " edit Press http://www.editpress.it/cms/
Piazza dell'artigianato n°0 / Green Industrial Spaces - Febbraio/Maggio 2013
WORKSHOP DI FRANCESCO CARERI CON I GRUPPI: Aspra.mente, Ninanò, Orizzontale, Publink
Giovedì 23 maggio è stata inaugurata Piazza dell'Artigianato 0, una nuova piazza di Villa del Conte, un progetto realizzato da 4 collettivi: Aspramente, Ninanò, Orizzontale, Publink, in collaborazione con Francesco Careri (Stalker).
Il progetto è lo step conclusivo del progetto Green Industrial Space che gode del contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo tramite il bando “Culturalmente” e della collaborazione e patrocinio del Comune di Villa del Conte e di Lago spa.
07/12/13
conference at Tuned City Brussels, 29 june
29. June 2013- Situational Listening
In the spirit of Guy Debord’s dérive, the second day symposium block Situational Listeningpicks up the discourse of immediate experience, nested in a dialectics of walking and listening. By fusing with the backdrop of the city, this day’s program blurs distinctions between lecture / performance and venue / public space. The events begin with a contribution by Francesco Careri in which he develops a notion of walking as an autonomous form of art that at once negotiates and interprets as much as it territorializes and intervenes in the city. Following this overview, Joost Fonteyne will focus on the specific genealogy of the sound walk and explores its contemporary implications. At another location in the city, DOC-team develop the theme of walking as a critical practice of every-day life and show how sound experimentation can link such practices of walking with emerging strategies of urban planning. Brandon LaBelle intensifies the relational in sound in order to spill over the confined limits of ’self’ and ’surroundings’ into sonic territories that forge collectivity. In his analysis of the ‘acoustics of sharing’ LaBelle provides a glimpse at possible alternate modalities of ‘being public’.
Go to: http://www.tunedcity.net/?page_id=3484
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WALKSCAPES EN FRANCAIS! / conférence à l'Ecole Spécial d'Architecture, Paris 3 octobre 2013
IL VIENT DE SORTIR CHEZ LES EDITIONS JACQUELINE CHAMBON L'EDITION FRANCAISE DE WALKSCAPES!!HERE THE VIDEO OF THE CONFERENCE IN PARIS
CONFÉRENCE FRANSCECO CARERI - ESA - 03 OCTOBRE 2013 from Ecole Spéciale d'Architecture on Vimeo.
ABITO PER KING_prove di vestiario (+playlist)
da luigi XIV alla Nurbs strategie di colonizzazione domestica.
FACTOR ÑOQUIS
di Matteo Locci, prof. a la Facultad de Arquitectura de Montevideo
¿QUE FACTOR RELACIONA LA PRODUCCION DE ÑOQUIS A LA PARTECIPACION CIUDADANA? Y SOBRETDO COMO SE CALCULA? QUIEN TIENE LA FORMULA?
¿QUE FACTOR RELACIONA LA PRODUCCION DE ÑOQUIS A LA PARTECIPACION CIUDADANA? Y SOBRETDO COMO SE CALCULA? QUIEN TIENE LA FORMULA?
cooperazione e distruzione. hommage au néocolonialisme culturel
realizzato con il supporto non autorizzato della Cooperazione Italiana allo Sviluppo.
hugoacevedo/sebastianalonso/yaizaares/fr
Mattatoio Cantiere Non Comune
![]() |
| Luigi Ghirri, Mattatoio, 1980 |
di Francesco Careri
in corso di pubblicazione negli atti del convegno "Mattatoio Cantiere Comune" a cura di Insula Architetti
Extencion
Tra le università sudamericane e le nostre università c’è
una differenza fondamentale: noi dividiamo tutto in due, ossia didattica e
ricerca, mentre il sistema universitario latinoamericano è diviso in tre, ossia
didattica, ricerca ed “extencion”. L’extension è semplicemente quella che
dovrebbe essere la naturale estensione della ricerca e della didattica nella
società. È molto vicino a quello che in inglese si chiama “outreach” e che in
italiano si potrebbe tradurre in “la ricaduta della ricerca”. Ma in realtà è
molto di più di questo. La parola extencion ci dice che la ricaduta deve essere
non solo nel mondo della conoscenza o genericamente nella società, ma proprio
nel territorio, una sorta di riterritorializzazione della ricerca. E ancora che
l’estensione deve avvenire in una maniera diretta, come vero e proprio “corpo a
corpo con la città” che coinvolge gli studenti (non solo di architettura, ma
anche sociologia, antropologia, arte e soprattutto medicina) nell’affrontare i
problemi atavici che affliggono le grandi città. L’extencion raggiunge quindi
due obiettivi fondamentali: gli studenti non raggiungono solo una conoscenza
teorica, ma applicano nella realtà i loro studi; i cittadini hanno la
possibilità di verificare direttamente sulle loro vite i risultati della
ricerca e della didattica. È da qui che in quei paesi viene quell’indiscusso riconoscimento
del ruolo sociale dell’università e della cultura, che manca sempre più dalle
nostre parti.
Parchetto Feronia, Pietralata, Roma.
di
Francesco Careri e Maria Rocco (LAC_Laboratorio di Arti Civiche)
in corso di pubblicazione su www.nipmagazine.it
Ci arriviamo di venerdì pomeriggio alla
fine di una lunga camminata cominciata di buon mattino dalla nuova stazione
Tiburtina, passando per cantieri, grandi sommovimenti di terra, accampamenti
rom e cacciatori di reperti bellici. È la prima camminata con gli studenti del
nuovo Master[1] stiamo per tornare a
casa quando sulla strada verso la metro vediamo una rete aperta. Dietro c’è un
fitto canneto, dei rovi e un sentiero che si inoltra. Troppo invitante per non
entrarci. Ci infiliamo. Attraversiamo borsette di finto cuoio, brandelli di
abiti, forse siringhe e seguiamo il sentiero fino ad arrivare a una casetta con
intorno degli orti (urbani, certamente… urbani…). Il proprietario ha messo un
singolare sistema di allarme. Dei fili di ferro per terra che quando li si
pesta, fanno suonare dei grappoli di bottiglie. Ingegnoso. La porta è aperta ma
non c’è nessuno. Usciamo dalla sua proprietà e ci troviamo in un cantiere di
palazzine che sembrano venute dal raccordo anulare a saturare i pochi brandelli
di spazi vuoti ancora esistenti. Gli operai ci gridano di tornare indietro,
obbediamo ma fuggendo in avanti dove tra gli sterpi si ergono due bianche porte
di un campo di calcetto. Figura ormai classica delle periferie italiane,
fotografiamo.
Caino, Abele e il “Progetto Roma”
di Francesco Careri
in corso di pubblicazione in un'opera in memoria di Mario Manieri Elia
C’è un testo, tra i tanti scritti da Mario Manieri Elia su Roma, che mi
sembra essere centrale nella sua idea della Città Eterna. Il suo titolo è “Il
Progetto Roma” e si trova nel primo numero di Topos e Progetto, quello dedicato
al Topos come Meta. Già nel titolo
del volume è chiara la volontà di mettere insieme due idee di spazio apparentemente
contrastanti, lo spazio dello stare e lo spazio dell’andare, la città sedentaria
e la città nomade, Caino con Abele. L’articolo comincia proprio da qui, dai due
fratelli biblici, Caino agricoltore sedentario, che sa usare le armi e
costruire le città e Abele pastore nomade e pacifico “pellegrino su questa
terra”, come scrive il berbero Sant Agostino. Manieri si avventura con loro nella
rilettura della “Città di Dio” di Sant Agostino e trovando l’archetipo e soprattutto
la nascita del Progetto Roma come Città capitale del mondo occidentale cristiano.
azioni
di Francesco Careri
pubblicato in Anna Lambertini, Annalisa
Metta e Maria Livia Olivetti (a cura di), Città Pubblica / Paesaggi Comuni, Gangemi, Roma, pp. 23-25
“Ecologías de la acción, la actuación que
tiene en cuenta su propia complejidad, riesgo, azar, iniciativa y decisión de
lo inesperado y lo imprevisto.”(Edgar
Morin)
Che tradotto in italiano suona: “Ecologia dell’azione, l’agire
che tiene in conto la sua propria complessità, il rischio, il caso,
l’iniziativa e la decisione dell’inatteso e dell’imprevisto. (Edgar Morin)
È una citazione che ha trovato German Valenzuela a casa mia
sfogliando il libro di Teresa Galì-Izard, Los
mismos paisajes. Ideas e interpretaciones, edizioni Gustavo Gili di
Barcellona. Per non perderla German
l’ha scritta in una mail che ha mandato a me e a lui, da qui oggi la ricopio e
incollo al principio di questa pagina. Per la verità ora l’ho anche cercata nel
libro per indicare meglio la referenza, ma niente da fare, non la trovo. In ogni
modo Morin da qualche parte deve averla scritta e comunque io e German ne
abbiamo parlato fino a tarda sera. German Valenzuela insegna architettura a
Talca in Cile, era ospite da me per lavorare insieme al workshop PICS dove abbiamo
realizzato insieme a molti altri, il parco Feronia a Pietralata. German ha
cominciato dicendo che questa frase spiega perfettamente quello che stiamo
facendo in questi giorni: procedere alla trasformazione della città attraverso
l’architettura, ma senza un progetto vero e proprio e in balia del caso e
dell’imprevisto. Una scelta ecologica capace di rimanere aderente alla realtà
- ci siamo detti - capace di adattarsi
al territorio nel suo divenire, di modificarsi con le azioni di tutti, con i
desideri dei singoli. Io gli ho detto che è proprio quello che io intendo
quando dico che non è vero che agisco senza un progetto, ma solo che il
progetto è indeterminato, che non credo più in quel Progetto con la P
maiuscola, il progetto determinato, che si realizza come lo si è disegnato. Ci
siamo trovati d’accordo sul fatto che anche il disegno conta, è uno degli
strumenti con cui controllare il processo, ma che poi durante il processo
intervengono così tanti imprevisti, che poi l’opera prende una forma che al
principio non era assolutamente visibile. Prende forma nella sua azione di
nascere, crescere, maturare, produrre dei frutti, dare semi, per poi
ricominciare.
Provo qui di seguito a scrivere su una serie
di azioni e di parole su cui in questi giorni ci siamo interrogati:
prime parole per una metodologia della deriva

di Francesco Careri
È da qualche tempo che con il Laboratorio di Arti Civiche ci si è resi conto dell’importanza del fermarsi, di far seguire alla fase di
esplorazione una fase di incontro e di “partecipazione”. Nella fase di
esplorazione l’attenzione non è più solo portata al navigare lungo le coste e raccontarne
i paesaggi, ma anche a come incontrare chi abita quelle terre, come trovare
strategie per andargli incontro salutando, come produrre situazioni/oggetti,
spazi/architetture che riescano ad essere il risultato dell’incontro tra
stranieri, come far di tutto ciò un apprendimento reciproco.
Siamo sempre stati riluttanti a spiegare ad altri il nostro lavoro
attraverso una “metodologia” e si è sempre aggirata la questione parlando di “modalità”,
di “attitudine” o ancora meglio di “pratica”. Questo perché la parola
“metodologia” è sempre risuonata come
qualcosa di dogmatico, statico, poco interpretabile, poco malleabile, l’esatto
contrario del senso e soprattutto del “come avviene” il lavoro. Recentemente, a
Salvador de Bahia, Paola Berenstein Jacques non ci ha svelato che “metodo”
deriva dal greco methòdos (metà = per, dopo, e hòdos = via, cammino): “dopo il cammino”, ossia che la modalità con
cui fare ricerca si deduce successivamente ad una pratica; e “per, attraverso
il cammino”, ossia che il metodo lo si comprende mentre si sta procedendo. Ecco
che allora anche la deriva per come l’abbiamo intesa finora può essere un
metodo e le sue varie declinazioni nautiche fin qui praticate iniziano ad
essere una metodologia.
Entrevista de Paola Berenstein Jacques a Francesco Careri
Pubblicato in Redobra n° 11(scarica pdf)
here the recension of the portugais edition of walkscapes by Paula Berenstein Jacques
here the recension of the portugais edition of walkscapes by Paula Berenstein Jacques
Paola: O seu livro,
“Walkscapes, o andar como prática
estética”, depois de ter sido publicado em espanhol, inglês e italiano vai sair
em breve em português (Barcelona, Editorial Gustavo Gili, 2013). Na minha
leitura, o texto deve muito e se refere sobretudo ao que você comenta só no
final do livro: as caminhadas do grupo Stalker. Em particular a volta de Roma (Stalker attraverso i território attuali),
de 1995, já faz muito tempo mas acho importante para começar a conversa, você
pode falar um pouco mais dessa caminhada iniciática?
Francesco: Essa é
uma pergunta muito fácil, eu esperava algo bem mais difícil para responder
[risos]. No livro esta caminhada é a ação final, depois de Robert Smithson,
depois dos dadaístas, dos situacionistas, etc, eu coloquei isso no livro não
exatamente para glorificar o grupo Stalker mas para prestar uma homenagem. Se
não tivesse havido esta caminhada eu nunca teria escrito este livro!
Paola: Isso fica
claro, ao menos para mim ficou claro, no final do livro...
Francesco: Mesmo se
quando eu escrevi o livro nós já estivéssemos em outra etapa com Stalker, com o
projeto Campo Boario, um trabalho mais de interação com a cidade multicultural,
já não era tanto uma questão de caminhar mas de habitar os lugares
intersticiais. Essa caminhada hoje já é muito conhecida[1].
Paola: Mas no
Brasil ainda não é tão conhecida assim, por isso acho que talvez seja
importante falar nela para explicar o livro...
Walkscapes Ten Years Later
di Francesco Careri
postfazione alla nuova edizione spagnola e portoghese di Walkscapes, Editorial Gustavo Gili
Ho pensato diverse volte di scrivere un secondo libro sul
camminare o di aggiornare Walkscapes
con nuovi capitoli sugli artisti che attualmente camminano. Se non l’ho fatto è
perché credo che il libro funziona così com’è e perché non credo di saper fare molto
di meglio su questo tema. Il testo di questa nuova edizione dunque è
esattamente uguale all’originale, non ho cambiato una virgola, c’è qualche nota
in più visto che le avevo già aggiunte nell’edizione italiana e c’è qualche
immagine in meno perché alcune mi sembravano superflue. Ho invece aggiornato la
bibliografia perché negli ultimi anni sul tema è stato scritto molto, ed ho
pensato di scrivere questa breve postfazione che - forse in modo troppo
autobiografico e introverso - cerca di raccontare come io stesso ho
interpretato quelle ultime parole scritte alla fine del libro:
Andare all'avventura a New Babylon può essere un metodo utile per
leggere e trasformare quelle zone di Zonzo che negli ultimi anni hanno messo in
difficoltà il progetto architettonico ed urbanistico. Grazie anche agli artisti
che l'hanno percorsa questa città è diventata oggi visibile e si presenta come
uno dei più importanti problemi irrisolti della cultura architettonica.
Progettare una città nomade sembrerebbe essere una contraddizione in termini.
Forse lo si dovrebbe fare alla maniera dei neobabilonesi: trasformarla
ludicamente dal suo interno, modificarla durante il viaggio, ridare vita alla
primitiva attitudine al gioco delle relazioni che aveva permesso ad Abele di
abitare il mondo.
A Parabola do São Cosme na Vila Paraíso
di Francesco Careri, Maria Rocco, Giorgio Talocci per
LAC_Laboratorio Arti Civiche
pubblicato su "Redobra" n°10 (scarica pdf)
Apprensione
Approcciandosi al tema dell’apprensione
urbana tramite il corpo in una città come Salvador, il LAC ha voluto declinare la parola apprensione nel
suo significato di timore di un pericolo che fa comprendere lo spazio con
maggiore intensità e rapidità di percezione, concentrandosi sul tema della
paura dello/nello spazio pubblico.
Nelle grandi città, lo spazio pubblico è
sempre meno il luogo dell’incontro con l’altro ma sempre più il luogo della
paura dell’altro, del diverso o dello sconosciuto, da cui ci si deve difendere
e proteggere; si diffondono dappertutto misure e politiche pubbliche tese a
garantire la ‘sicurezza urbana’, alle quali i cittadini accettano di sottostare
anche se limitano sempre più la propria libertà e i propri diritti sullo spazio
pubblico.
Questo accade per via di una mitologia
della paura costruita nei confronti del diverso, visto come qualcosa che
minaccia, con la sua presenza, il nostro modo di vivere.
L’obiettivo del LAC era stabilire una nuova
mitologia dello spazio pubblico come luogo dell’incontro e della
conoscenza dell’altro e della città, nella convinzione che la frequentazione e
il senso di appartenenza ai luoghi producono una loro sorveglianza e cura
spontanee.
Roma. I migranti, i senza tetto e il diritto alla città
di Francesco Careri e Azzurra Muzzonigro
Sabato 26 maggio, via prenestina 913, ore 22,30. Siamo qui
per una mostra del MAAM, un acronimo che sta per Museo dell’Arte e dell’Altrove
di Metropoliz, e che fa il verso al MAXXI al MACRO e ai molti musei inaugurati
nelle città italiane nell’ultimo decennio. Entriamo dal cancello, attraversiamo
la piazza del Campidoglio ridisegnata a terra scientificamente dai nostri
studenti di architettura e seguendo la musica tra i corridoi della fabbrica,
arriviamo a un jam session di ragamuffin
in un’atmosfera da inizio anni 90, con il sound system che pompa i bassi.
street art?
Fino a pochi anni fa la Street Art erano per me quegli
artisti newyorchesi che negli anni ottanta avevano cominciato a lavorare nello
spazio pubblico e nelle strade, e che nulla avevano a che fare con la pittura sui
muri. Intendo dire Ken Hiratsuka, Les Levine, Linus Coraggio, Richard Hambleton,
Paolo Buggiani e il primo Keith Haring che disegnava i suoi primi personaggi sui
manifesti neri della metropolitana commentando le vicende politiche del momento.
In quegli anni intorno all’Ara Pacis cominciava a nascere il museo all’aperto
con le infr-azioni di Fausto Delle
Chiaie e Paolo Buggiani di passaggio da New York installava coccodrilli e altri
strani rettili metallici in luoghi inaccessibili della città.
Krono's Space (Engl text below)

Lo spazio di Kronos
di Francesco Careri
pubblicato su Osservatorio del Paesaggio Catalan ohttp://catpaisatge.net
di Francesco Careri
pubblicato su Osservatorio del Paesaggio Catalan ohttp://catpaisatge.net
“In
principio fu Kaos, poi fu subito Gaia dall’ampio seno,
per sempre
dimora di tutti gli immortali che possiedono la vetta dell’Olimpo nevoso
e il Tartaro tenebroso, negli abissi della
terra dagli ampi cammini (…)
Gaia per
prima generò, uguale a sé, Urano stellato, perché tutta in giro la chiudesse (…)
E dopo di
loro venne il più giovane Kronos dai tortuosi consigli,
il più
terribile tra i figli, e concepì odio per il vigoroso genitore”
(Esiodo, Teogonia,116-9; 126-7; 137-8)
In un paesaggio ancora privo di Spazio e di Tempo, l’errante Kaos - il cui nome porta in sè il
Ka dell’eterna erranza – si avventura tra gli ampi cammini della notte paleolitica. Va ad esplorare e
interpretare il mondo, a cercarvi un ordine, fino a inventare prima la Madre
Terra e poi il Cielo Stellato. All’era di Kaos segue infatti la prima generazione
di dei, quella di Gaia e Urano, dove finalmente Kaos comincia ad orientarsi con
la geografia e, uguale a questa, l’astronomia. Ma ecco che dallo spazio tra
Terra e Cielo nasce il Tempo - Kronos – che metterà fine al regno del padre
Urano. Kronos gli taglia i testicoli con la complicità di Gaia, la Dea Madre
che regnerà anche con lui. Fino a quando Zeus imprigionerà Kronos nell’ Isola
dei Beati, dando luogo così alla terza generazione degli dei olimpici,
sicuramente più familiare a voi lettori.
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